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Molto probabilmente le mascherine diventeranno il “must have” dei prossimi mesi. Fino alla scoperta di una cura efficace o di un vaccino contro il Covid-19, infatti, saranno il distanziamento e l’uso di questi dispositivi di protezione a permettere alle persone di riprendere pian piano una parvenza di normalità. 

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Questo porterà a una crescita della richiesta di prodotti come le mascherine, per cui molte aziende sul nostro territorio si stanno già organizzando. Su tutte la Bls di Cormano, in provincia di Milano. Da 50 anni, ci spiega l’amministratore delegato della società Pier Paolo Zani, «siamo specializzati nella produzione di protezioni per le vie respiratorie», come le mascherine Ffp2 e Ffp3.

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Con l’emergenza Coronavirus, come si è modificata la vostra produzione? Può darci qualche numero?

«Faccio una premessa: il nostro prodotto nasce per l’industria. La Bls realizza prodotti per la protezione dei lavoratori in ambito industriale, da Fincantieri a Leonardo… Tutta l’industria italiana, sia pesante che farmaceutica, usa questi prodotti. Questo prima dell’emergenza Covid-19. Poi, di colpo ci siamo trovati a far fronte a un aumento dei prodotti, comunque già utilizzati dai reparti malattie infettive di vari ospedali. Ad esempio sia il Sacco che il Niguarda a Milano, come il Gemelli o lo Spallanzani a Roma, utilizzavano già questi prodotti, ma i numeri erano molto più bassi. Ogni terapia intensiva ne utilizzava dai 3 ai 4mila al mese. Oggi, per fare un esempio, solo il Sacco utilizza 5mila pezzi al giorno. Oggi la domanda mondiale è 30-40 volte la capacità produttiva. Per questo motivo, abbiamo deciso di convertire, in maniera molto rapida, alcune linee di produzione che erano destinate all’industria e le abbiamo convertite a fare un prodotto ad uso medicale. Questo è stato il passaggio fondamentale che abbiamo deciso di fare. Al momento produciamo diversi milioni di pezzi».

Quando vi siete accorti di essere nel pieno di un’emergenza?

«Prima dell’emergenza noi esportavamo più dell’80 per cento della nostra produzione. Quindi tutto quello che era l’emergenza Cina noi lo avevamo già vissuto. Eravamo già a ritmi serrati da gennaio. Da dicembre in realtà sappiamo di questo problema, non è un segreto. Operando in questo settore avevamo già la sensazione di come ci stessimo muovendo. Da questo punto di vista è un tema che conosciamo e affrontiamo da mesi».

Come vi state organizzando per venire incontro all’aumento delle richieste?

«L’azienda Bls aveva già in programma 3 nuove linee di produzione. Ne stiamo facendo 6 quindi seguiamo assolutamente il trend di crescita del mercato e continuiamo a fare il nostro lavoro. Avevamo già in programma di aumentare la capacità produttiva e lo stiamo facendo molto di più».

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Tra i vostri prodotti, alcune mascherine nella categoria “Usa e getta” recano la dicitura R che sta per riutilizzabile. Cosa vuol dire? Per quanto possono essere indossate?

«La mascherina è progettata per uso industriale più di un turno di lavoro. Questo in un ambiente estremamente saturo, come ad esempio un’acciaieria. Oggi, invece, per l’uso che ne viene fatto, un prodotto può durare anche 1 o 2 mesi. Qui non si sta  parlando di una situazione dove esiste un rischio di saturare la maschera. Al massimo questa viene contaminata dal virus e quindi, in quel caso,  diventa un prodotto usa e getta.

Per questo stiamo lavorando a una procedura di igienizzazione con dello spray a base alcolica. Collaboriamo con l’Agenzia Industrie Difesa che ha sviluppato con noi questo protocollo d’igiene e andiamo a garantire che la maschera post igienizzazione continua a proteggere».

Dove si possono acquistare le vostre mascherine? Un privato può comprarle o rifornite solo aziende e ospedali?

«È un tema che stiamo affrontando. Fino a ieri il principale mercato dei prodotti Bls era la rivendita industriale, quindi la ferramenta o l’utensileria potevano essere un principale canale di vendita. Ora stiamo facendo degli accordi per venderle in farmacia».

Si parla anche di costi, con le persone preoccupate per via dei molti aumenti riscontrati negli ultimi tempi.

«Siamo molto trasparenti. Non abbiamo mai aumentato i prezzi. A listino, il costo di una mascherina Ffp2, per l’utilizzatore finale, non dovrebbe arrivare più di 2,5-3 euro. Le Ffp3, invece, al massimo 6 euro. La più cara del mercato a 6,5 euro. Pagare più di 10 euro una Ffp3 è fuori da ogni logica». 

In futuro pensate di iniziare a vendere in proprio i vostri prodotti?

«Sì, lo stiamo valutando. Non lo faremo direttamente, non siamo ancora arrivati a questo. Vorremmo iniziare via Amazon in questo momento».

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