Biometano, Natali: «Imprescindibile per la transizione ecologica»

Il presidente di Federmetano, Dante Natali, spiega l'importanza di investire nel biometano e in altre tecnologie per raggiungere gli obiettivi europei di decarbonizzazione

L’Italia e tutti gli altri Paesi dell’Ue hanno intrapreso, chi più chi meno, il loro percorso verso la decarbonizzazione del settore energetico. Per raggiungere questo obiettivo è necessario trovare forme di approvvigionamento alternative e una delle vie da sviluppare è quella del biometano. 

A questo proposito Dante Natali, presidente di Federmetano, spiega l’importanza di investire in questo campo per raggiungere il traguardo della transizione ecologica. «È imprescindibile – sottolinea – se vogliamo raggiungere gli obiettivi che l’Europa ci ha dato e si è data. E lo è anche perché una sola soluzione tecnologica come dalle proposte del “Fit to 55” è errata per molti motivi. Perché non è corretto affrontare una problematica utilizzando un’unica soluzione possibile, limitando le possibili scelte a un’unica tecnologia. È necessario assolutamente che tutte le tecnologie che oggi sono disponibili sul mercato e che possono ovviamente dimostrare di essere in grado di ridurre o, come nel caso del biometano, annullare e consentire addirittura emissioni negative come il biometano, devono essere utilizzate».

convegno Federmetano
Il presidente Dante Natali durante un convegno di Fermetano

Biometano, perché conviene economicamente e per l’ambiente?

«I motivi sono molto semplici. L’Europa ci chiede una transizione energetica che porti a una decarbonizzazione completa del nostro sistema energetico. Il biometano non solo consente questo, attraverso delle emissioni di CO2 pari a zero, ma contribuisce maggiormente al beneficio ambientale. Cioè alla riduzione della concentrazione di gas favorenti l’effetto serra. Questo perché viene catturato biometano, che comunque finirebbe nell’atmosfera per effetto delle fermentazioni delle sostanze organiche, nelle nostre discariche e negli scarti agricoli. Questo gas viene recuperato e va a sostituire un carburante fossile che così possiamo evitare di utilizzare. La cosa è ulteriormente vantaggiosa in un momento drammatico come questo perché consente anche una minor dipendenza del nostro Paese da forniture estere di energia».

Quanto si potrebbe recuperare sul piano dell’indipendenza energetica?

«Le stime sono abbastanza diverse. Quelle più consolidate parlano di una cifra compresa tra i 3 e i 5 miliardi di m³ all’anno. Consideri che il tutto nostro settore consumava 1 miliardo e 100mila m³ in condizioni standard fino al 2019, quindi prima del Covid. Per questo c’è la possibilità di riuscire a rifornire totalmente non solo la flotta attuale dei veicoli a metano, ma una flotta fino a 5 volte superiore a quella attuale dando un contributo alla decarbonizzazione molto importante e alternativo ad altre soluzioni tecnologiche garantendo un concetto di neutralità tecnologica che per noi è molto importante». 

Qual è la situazione attuale?

«Oggi attraverso la nostra rete veicoliamo il biometano che viene prodotto in Italia e viene utilizzato, ovviamente miscelato con metano fossile, attraverso le tubazioni nella stragrande maggioranza dei casi, ma arriva alle auto dei nostri utenti. Quindi il 30 per cento dei km percorsi dai veicoli che vanno a metano in Italia già oggi è a impatto zero, cioè senza emissioni di CO2».

Cosa servirà in futuro?

«Investimenti in questo senso sono già in corso e attualmente siamo a poco più di 30 impianti di produzione di biometano attivi in Italia, ma ve ne sono 2500 per la produzione di biogas. Questi possono essere implementati e passare, attraverso un processo di upgrading, da una produzione di biogas a quella di biometano. Lo spazio per aumentare la produzione di biometano c’è ed è un processo che sta già avvenendo. Basti pensare che nel 2021 la percentuale di biometano che distribuivamo, dai 1500 impianti sparsi sul territorio, era del 20 per cento e che quest’anno è diventata del 30 per cento. Quindi c’è una situazione in crescita che ci fa ben sperare per arrivare presto ad una totale sostituzione del carburante fossile».