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Avio Interiors vista dall'alto della sede di Latina di giorno
Ripresa aerea dell'azienda Avio Interiors di Latina (foto da Facebook @aviointeriors)

Quel che è certo è che si tornerà a viaggiare, anche in aereo. Non resta che ragionare sulle modalità. In piena emergenza Coronavirus, infatti, si pensa a come riprendere ad utilizzare i trasporti rispettando le misure di distanziamento. E se per la metropolitana e gli autobus si parla di ingressi limitati aumentando il numero di vetture e corse, lo stesso procedimento è più difficile quando si parla di trasporto aereo. Una delle ipotesi prevede voli a posti alternati, con aerei non al massimo della capienza. Questo porterebbe le compagnie aeree ad affrontare una riduzione delle entrate o a un aumento del costo dei biglietti con, in questo caso, un danno per i passeggeri. 

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Per questo, un’azienda italiana ha ideato dei prototipi per cercare di risolvere questa problematica. Si tratta della Avio Interiors di Latina che, come ci spiega l’amministratore delegato della società, Ing. Paolo Drago, dal 1972 realizza postazioni per aerei. In questa emergenza «abbiamo colto l’occasione per ragionare in modo diverso e ci auguriamo che tutti gli operatori del settore facciano lo stesso. Armiamoci e mettiamo le migliori energie insieme, come sta accadendo per la ricerca di un vaccino a livello mondiale, per portare le persone al mondo di nuovo sugli aerei. “Restart to Fly”, questo deve essere il mantra che ci deve contraddistinguere».

Che impatto ha avuto sulla vostra azienda l’emergenza dovuta al Covid-19?

«Il sistema aereo fa parte di una dimensione globale e non nazionale, per cui l’effetto si è sentito subito. Soprattutto per il blocco dei flussi di traffico e le richieste dei programmi, che avevamo in discussione con diverse aerolinee per il cambio di sedili, che si sono di fatto stoppati. Riguardo al lockdown nazionale, il nostro fatturato è quasi tutto estero per cui è solamente un tema di situazione presente di produzione che abbiamo affrontato con le misure che sono in essere.  Dunque il personale degli uffici a casa in smart working, e quei pochi in azienda adeguatamente a distanza o, se avevamo necessità di fare riunioni, con mascherine e adeguata distanza. Lo spazio non è un problema. Inoltre, grazie alle misure di supporto varate dal governo il 22 marzo abbiamo messo tutta l’azienda in cassa integrazione perché, se non minimamente, sono cambiati degli ordini di natura ricambistica su cui abbiamo tarato una produzione di circa 30-50 persone. Noi non siamo un’azienda essenziale, ma siamo all’interno della filiera del trasporto aereo e per questo abbiamo avuto l’approvazione del prefetto di Latina per continuare ad operare». 

Come è nata l’idea dei modelli Janus e Glassafe?

«L’idea è stata sviluppata tra i progettisti che erano a casa e assolvevano alle necessità di isolamento. Durante qualche riunione che abbiamo fatto a distanza ragionavamo sull’idea, o meglio l’ipotetico progetto, che sta nascendo di volare in classe economica col posto vuoto. Si tratta di un evidente taglio di capacità offerta dalle aerolinee che rende, ritengo, non sostenibile il singolo volo, o su alcune tratte. Per questo abbiamo elaborato all’inizio queste due soluzioni, ma ne abbiamo in corso di approvazione di brevetto altre che non abbiamo ancora reso pubbliche.  L’obiettivo è garantire da una parte un’idea di isolamento, dall’altra un senso di privacy, superata l’emergenza Covid. Per esempio la Janus, che oggi è un servizio non così presente sulle classi economiche, in questo momento può assolvere allo scopo di protezione dal virus, o meglio dal respiro, e un domani al tema di maggior privacy.
Per completezza, aggiungo che noi siamo un’azienda che fa sedili e non presidi medici per cui nessuno può garantire che i nostri dispositivi non permettano di prendere il virus a bordo degli aeroplani».

Possono però aiutare a tenere un distanziamento. 

«Aiutano il distanziamento nella misura in cui creano o aiutano a creare una maggiore consapevolezza da parte del sistema di trasporto. Ho scritto personalmente una lettera ai vari colleghi, produttori di sedili nel mondo per dire che non è il momento della competizione, quanto quello di collaborare per far tornare la gente a bordo. Per cui noi siamo disponibili a mettere a disposizione le nostre idee, alcune brevettate e alcune no, per chi abbia necessità di implementarle. Altrimenti poi non ci sarà business per nessuno di noi».

Può spiegarci brevemente le differenze tra i due modelli?

«Glassafe è una soluzione di pronto impiego. Proprio in questi giorni stiamo facendo il prototipo e sentendo alcune aerolinee. Abbiamo alcuni clienti, ma la nostra permeabilità sul mercato è diversa da quella dei più grandi costruttori. Per cui ci siamo posti il problema di qualcosa che possa essere facilmente installabile o manipolabile su ogni poltrona e lo stiamo prototivando. Sulle nostre poltrone sappiamo come metterlo, su quelle dei nostri concorrenti o c’è la collaborazione o l’aerolinea ci agevolerà nella modalità di installarlo a bordo. Sicuramente in compliance con tutte quelle che sono le normative aeronautiche di riferimento che sono già in essere».

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Il kit Glassafe (foto: Avio Interiors)

«Janus invece è un concetto di sedile che va a privileggiare nella fila di classe economica o di prima economy, perché un domani le dimensioni potrebbero essere anche più generose, l’utilizzo del sedile di mezzo. Lo recuperiamo mettendolo in senso contrario, ma soprattutto per questa creazione di paratie o di modalità di isolamento. Ricordo che la modalità di viaggio contromarcia è una tendenza che si sta iniziando a vedere anche nel mondo del trasporto aereo in business class, ed è diventata una normalità su autobus, treni, navi e altre modalità di trasporto».

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La poltrona Janus (foto: Avio Interiors)

Al momento si tratta solo di idee o c’è qualcosa in più?

«Ordini non ci sono ancora, chiaramente, perché dal dire al fare serve ancora del tempo. Stiamo passando alla fase prototivale e a quella di ingegneria intendo proprio di lancio dei disegni perché poi dobbiamo fare dei prototipi, provarli e soddisfare le normative che sono di riferimento, nonché poi industrializzarli e avere un’idea del programma, dei posti. Sonderemo verso quali prodotti le aerolinee esprimono interesse, per sapere come affrontare la fase di investimento interno, tempo di risorse, ingegneria e prodotti».

Tra quanto si potrebbero vedere questi modelli su un aereo?

«Stiamo facendo dei prototipi per dare continuità alle idee, anche per farle vedere in video, viste le recenti impossibilità di incontrarsi, per poi fare un ragionamento sul prodotto. Ritengo che non prima di 2 mesi per il Glassafe e qualcosa che sia di 8-10 mesi per Janus.

Questo qualora l’aerolinea abbia interesse a cambiare i sedili scegliendo un modello nuovo come design e concetto e anche con un costo che non è quello di un semplice kit per l’isolamento. Gli 8-10 mesi per questo secondo prodotto sono quelli necessari sulla base progettuale, di design, di lancio di certificazione e di produzione e industrializzazione. Questo almeno per uscire dalla nostra fabbrica. Poi quando l’aerolinea lo metterà a bordo dipende anche dalle fasi di stop degli aeroplani, dalla disponibilità degli aerei per l’installazione, ma si spera che da ora ai prossimi 10 mesi qualcosa si muova, altrimenti se gli aeroplani sono ancora a terra…».

Questi cambiamenti nel modo di viaggiare diventeranno la normalità?

«Quel che sta capitando a tutti ha un po’ rimischiato le carte dal punto di vista della normalità, creando una nuova normalità. Da quanto andremo in giro con le mascherine, piuttosto di quanto saremo isolati a bordo, è evidente che sia per un fatto di relazioni umane o di business, il trasporto aereo, in treno o ferroviario pubblico non si possono fermare.

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L’ad di Avio Interiors, Ing. Paolo Drago

Inoltre, il tema dell’igiene delle superfici, di tutti i materiali che ci sono a bordo, non solo degli aerei, è qualcosa su cui ragionavo da tempo. Leggevo una dichiarazione del presidente di Delta Airlines, Ed Bastian, che parlava della safety, intesa come sicurezza non dal punto di vista degli incidenti, quindi di sicurezza aerea in senso stretto, ma di benessere, di personal safety. Un nuovo mantra, una nuova linea di pensiero che va declinata. Questo forse significherà che a bordo avremo meno posti, però più raccolti. Forse questo avrà qualche effetto anche sulle tariffe e forse vedremo una diversa mutazione delle low cost. Inoltre, probabilmente vedremo una maggior attenzione alle condizioni sanitarie dei passeggeri perché chiaramente se hai anche una linea di febbre non devi viaggiare. Si apre un mondo. La vedo un’opportunità perché gli elementi creativi sono abbastanza chiari a tutti. Un’opportunità di riflessione che in vari ambiti dovremo fare tutti quanti». 

Quali sono i vostri impegni futuri?

«Come Avio Interiors, siamo tra gli espositori dell’Aircraft Interiors Expo di Amburgo che di solito si tiene a fine marzo, inizio aprile ogni anno. Quest’anno è stato prima spostato a data da destinarsi e poi definitivamente rinviato al 2021. Eravamo pronti a esporre, non questi prodotti perché non ci avevamo ancora pensato, ma altri prodotti. In più siamo all’interno di un percorso di qualificazione che ci vedrà a metà dell’anno prossimo fornitori di uno dei principali costruttori mondiali in linee di produzione dei nostri sedili. Il tema Covid ci ha solo sollecitato su alcune idee nuove che hanno riscosso grande interesse da parte dei media e delle aerolinee».

Appuntamento, quindi, al 2021.

«Come salone sì, però a breve vedremo questi altri prodotti in tema di isolamento e protezione e cosa altro fare, quando si potrà, come comunicazione e incontri più mirati con clienti e potenziali clienti».

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