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L'amministratore delegato di ForGreen, Vincenzo Scotti

Rispettare e preservare l’ambiente che ci circonda. L’attenzione verso le tematiche Green cresce sempre di più. Basti pensare all’installazione, a New York, del Climate Clock. Si tratta di un orologio che conta quanto tempo rimane per poter intervenire sul riscaldamento globale prima che gli effetti siano irreversibili. Iniziative simili hanno spinto non solo i singoli individui, ma anche le aziende, a orientarsi verso la sostenibilità.

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Oggi, puntare sulle energie rinnovabili è diventato quasi un dovere, ci spiega l’amministratore delegato di ForGreen, Vincenzo Scotti. L’obiettivo della società, con sede a Verona, in Veneto, è quello di portare persone e imprese a intraprendere un cammino verso la sostenibilità energetica. «Crediamo che aspetti di sostenibilità piuttosto che comunità energetiche, economia ciclica e transizioni energetiche, siano prevalentemente culturali.  E come tali per essere condivisi e assorbiti in maniera importante da non addetti ai lavori, devono essere percepiti attraverso un percorso. Noi questo percorso lo abbiamo cominciato nel 1999 quando abbiamo iniziato la sostenibilità».

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Quanto è importante oggi per l’ambiente puntare sulle energie rinnovabili?

«Direi che è fondamentale. Nella misura in cui si coinvolgano, però, le persone. Cioè aziende e individui devono essere coinvolti, poter conoscere e poter agire con una sensibilità propria nello sviluppo delle energie rinnovabili perché sanno che l’impatto positivo sull’ambiente è tangibile. Per fare questo però c’è bisogno di una cultura energetico-sostenibile. Bisogna coniugare questi due termini in modo che questa sensibilizzazione e questo sviluppo delle rinnovabili generi benefici diffusi. Non devo più pensare solo ai miei di benefici, come persona o impresa, ma devo essere consapevole che quell’azione che sto facendo contribuisce realmente ad un effetto positivo. Ovviamente per avere questa consapevolezza bisogna avere delle informazioni che non sono solo da addetti ai lavori, ma devono essere fruibili a chiunque. Perché la consapevolezza diffusa e la cultura si raggiungono se siamo in grado di coinvolgere le persone, condividere con loro delle informazioni e dargli una fruibilità. Quindi ben vengano tutte le iniziative in questa direzione».

Esiste anche chi si oppone a questa strada. Cosa pensa di chi ritiene sbagliato concentrarsi sulle rinnovabili?

«Si tratta di un tema delicato. Perché esiste un equilibrio che giustamente deve regnare tra vari ambiti che a volte sembrano conflittuali, ma non lo sono. ForGreen è sia una S.p.a. che una società benefit. Quindi il connubio tra lo sviluppo del business che genera valore anche economico e nel rispetto dell’ambiente è possibile. È chiaro che è un impegno che deve essere seguito in maniera strutturale. Ma è un percorso che credo la maggior parte del mercato o anche dei consumatori abbia in qualche modo percepito e recepito. 

Dobbiamo renderci conto che non si può fare business senza considerare i valori sottesi a questa tematica. È  una tematica ambientale che ci riguarda tutti sia adesso che nel prossimo futuro. Abbiamo il dovere di lasciare la Terra ai nostri figli in uno stato migliore di come l’abbiamo trovata. È un dovere, non è più una moda come poteva essere qualche anno fa».

In questi mesi si è parlato anche del possibile rapporto tra luoghi molto inquinati e possibilità di ammalarsi di Covid-19. La vostra azienda si trova a Verona in Veneto, uno dei luoghi maggiormente colpiti. Quanto può influire questo sullo scegliere percorsi energicamente sostenibili?

«Penso che quello che abbiamo vissuto e che in parte stiamo ancora vivendo, nel male possa fare del bene. Sicuramente è un’esperienza che dobbiamo superare insieme con quella lucidità e quella ragionevolezza che molto spesso abbiamo letto sui libri di storia. È chiaro che la sensibilità che stiamo vedendo nei confronti di molti temi, tra cui anche quello della sostenibilità, è aumentata fortemente in questa area da circa 6 mesi. Credo che continuerà, ma soprattutto avrà un effetto duraturo. Questo perché non è un effetto estemporaneo legato a qualcosa di cui ci dimenticheremo facilmente quando sarà passato. Credo che, dal nostro punto di vista, segna abbastanza il passo. Se si perdono occasioni come queste per rivedere alcuni valori in gioco, allora purtroppo rischiamo di non essere così coerenti o sensibili a quello che è successo. Dico francamente che, per come ho visto cambiare determinate cose, oggi ritengo che questa possibilità ci sia. Lo vedo da tanti punti di vista, anche da quello relazionale. Che non è cosa da poco, ancora prima che di sostenibilità».

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Voi certificate la sostenibilità energetica di altre industrie. Come avviene questo procedimento?

«Abbiamo la gestione completa della filiera energetica dalla produzione, al consumo, alla fatturazione correlativa e, chiaramente, certificazione. La nostra energia che viene prodotta e immessa nel sistema per soddisfare i fabbisogni di aziende e di persone, viene tracciata con tutti i sistemi di certificazione presenti nel sistema elettrico italiano, sempre da enti superpartes. Ancor di più attraverso la certificazione di un soggetto terzo, extra Italia, che si chiama Eco Energy. Si tratta di una Ong finlandese che va a garantire che tutta l’energia prodotta e consumata è riconducibile a fonti rinnovabili. Questa certificazione diventa poi un asset importante di comunicazione e sostenibilità dell’azienda stessa e della persona che le ricevono. Queste si possono fregiare di questi livelli di certificazione che non sono rilasciati direttamente da ForGreen, quindi non sono autoreferenziali, ma garantiti da soggetti terzi.

Inoltre, sviluppiamo il concetto dell’autoproduzione. Quindi non si può solo acquistare l’energia certificata all’interno delle community, ma anche entrare nelle community di ForGreen per autoprodursi l’energia elettrica. Condividendo, cioè acquistando, quote di impianti condivisi a distanza. Questo è un altro elemento che ci caratterizza dal 2011 quando abbiamo creato la prima comunità energetica. Ad esempio, due soggetti in zone d’Italia totalmente diverse, possono condividere un impianto che produce l’energia per soddisfare i loro fabbisogni che è dislocato in un terzo luogo. 

Quindi, un primo livello che è la certificazione sulla sostenibilità. Un secondo livello, sull’autoproduzione diffusa, condivisa, a distanza, in una logica di comunità energetica. E il terzo livello che ci ha visto non più tardi di un anno fa circa, diventare società Benefit, che genera bene comune e valore condiviso».

Sulla strada della sostenibilità energetica, dal 2016 avete aderito al programma delle Nazioni Unite, UN Global Compac. Di cosa si tratta?

«È un programma che detta l’agenda degli obiettivi 2030. Questo patto di vari Paesi, viene esplicitato in una serie di obiettivi, dove ogni azienda che aderisce si impegna formalmente a implementare le proprie azioni per soddisfare uno o più obiettivi tra i 17 previsti. Un impegno su carta, ma da rendicontare. Tanto è vero che rispetto a quella adesione ogni anno redigiamo la nostra cop (comunication on progress). Rispetto agli Sdgs che abbiamo evidenziato, che sono 9, andiamo a riportare e rendicontare come abbiamo contribuito a quelle azioni per soddisfare quegli obiettivi».

Quali sono i vostri punti principali?

«Per una questione di linearità li abbiamo riportati tutti e nove sul nostro sito, per non dare a nessuno un diverso peso specifico. Sicuramente però l’energia accessibile, sicura e pulita, la produzione ed il consumo responsabile e il contrasto al cambiamento climatico sono i temi che ci caratterizzano».

Ci sono altri progetti a cui state lavorando?

«Ora ci stiamo concentrando sullo sviluppo di due asset che sono la Società Benefit e le comunità energetiche. La nostra attenzione, per i prossimi anni, ruota intorno a questi due asset. Poi stiamo integrando progettualità anche su base di tecnologia blockchain e su comunità energetiche più diffuse. Inoltre, visto l’anno complicato che stiamo vivendo, per i nostri stakeholder potrebbe esserci qualche servizio legato ad assicurazioni, ma ci stiamo ragionando. L’importante è andare avanti ricordando la nostra visione».

Ossia?

«Nei risultati ottenuti fino a oggi c’è un percorso fatto di impegno e desiderio di trasformare un settore come quello dell’energia in qualcosa di cui sentirsi parte integrante, a cui poter contribuire attivamente con le proprie scelte. Questo è un principio guida».

Quindi un cambiamento prima nella testa e poi trasformato in fatti.

«Assolutamente sì. Culturalmente parlando è una sfida, una missione e una visione».

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