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Parchi divertimento, il presidente dell'associazione italiana del settore Giuseppe Ira

Anche i parchi divertimento in Italia sono in crisi per colpa della pandemia e delle aperture a singhiozzo. Il settore, in realtà, è fermo dallo scorso ottobre. Eppure, prima del Covid, registrava un giro d’affari di 400 milioni di euro e dava posti di lavori a 25.000 persone su tutto il territorio nazionale.

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«I bambini e le loro famiglie non vedono l’ora di tornare a divertirsi nei nostri parchi e noi siamo pronti ad accoglierli in totale sicurezza. Le attività si svolgono all’aperto, con ampi spazi a disposizione e sotto il controllo di personale preposto, a differenza di quanto può accadere nelle aree gioco dei parchi pubblici o, più semplicemente, per strada. Contingentiamo gli ingressi per evitare ogni rischio di assembramento e abbiamo predisposto severi protocolli di sicurezza che hanno già ampiamente dimostrato la loro efficacia lo scorso anno». Giuseppe Ira, Presidente dell’Associazione Parchi Permanenti Italiani e di Leolandia (BG) esprime con queste parole la posizione del comparto, che in Italia conta circa 230 strutture tra parchi a tema, faunistici ed acquatici.

«Per essere operative – prosegue Ira – le nostre strutture hanno bisogno di almeno 6 settimane di preavviso: lunedì 29 marzo, in occasione del Consiglio Direttivo di Federturismo, abbiamo nuovamente incontrato il Ministro Massimo Garavaglia che ha sottolineato la sensibilità di tutto il Governo verso le problematiche dei parchi permanenti. Ci aspettiamo quindi a breve termine indicazioni adeguate in merito alle prospettive di riapertura per le nostre aziende».
Parchi divertimento, distanziamento e sicurezza durante un gioco per bambini

 

Parchi divertimento: i numeri e le cifre del business  

Parchi divertimento, un gioco con la barca

La riapertura dei parchi divertimento, fermi da ottobre, permetterebbe di ridare ossigeno al settore, con particolare riferimento alle imprese di piccole e medie dimensioni che registrano perdite fino all’80%. Tolti i big player facenti già capo a gruppi multinazionali, il comparto è costituito da centinaia di realtà che non hanno voce, pur giocando un ruolo importante nell’ambito dell’economia del territorio. Nel 2019 i parchi permanenti hanno generato un giro d’affari di 400 milioni di euro e 25.000 posti di lavoro diretti.

Cifre che salgono rispettivamente a 1 miliardo di euro e 60.000 occupati considerando l’indotto composto da hotel, ristorazione, merchandising, manutenzione e altre voci collaterali. Nel 2020, il 20% dei parchi divertimento ha rinunciato completamente alla stagione, con una perdita di 10.000 posti di lavoro e 5 realtà italiane sono passate sotto il controllo di gruppi di investimento stranieri.

Questione ristori 

«Un altro nodo da sciogliere – conclude Ira – è quello dei ristori: le imprese turistiche hanno la possibilità di accedere a forme di finanziamento a tasso agevolato e lunga scadenza che per noi sarebbero di vitale importanza. Il Ministro Garavaglia, che ringrazio per la disponibilità, ha annunciato che sta studiando l’emissione di mini-bond e ha riconosciuto la legittimità della nostra richiesta di passare sotto la competenza del Turismo, garantendo che si attiverà per valutare i necessari interventi sul piano tecnico normativo».

Con 20 milioni di visitatori italiani nel 2019, 1.5 milioni di visitatori stranieri e 1.1 milioni di pernottamenti in hotel, l’industria dei parchi divertimento gioca un ruolo essenziale nel sistema dell’offerta turistica del Paese. Ciononostante, ad oggi i parchi divertimento sono inseriti nella categoria “Circhi e Spettacoli Viaggianti” e fanno capo ai Beni Culturali.

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