Lo spreco alimentare nelle case degli italiani registra nel 2026 una svolta con un calo netto dell’11,17 per cento in un anno, scendendo per la prima volta sotto la soglia dei 500 grammi a settimana per persona. Il valore economico resta elevato, pari a 6,6 miliardi di euro complessivi, equivalenti a 25,74 chili di cibo gettato all’anno da ciascun cittadino.
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I dati italiani e l’impatto economico sui ceti popolari
Ogni settimana un italiano getta in media 493,7 grammi di cibo. Il dato segna un progresso netto rispetto ai 555,8 grammi misurati dodici mesi fa. La traiettoria avvicina il Paese agli Obiettivi di Sostenibilità dell’Agenda 2030, che fissano il target a 369,73 grammi settimanali.
I numeri restano imponenti. L’impatto economico complessivo raggiunge 6.588.223.643 euro. Significa 112 euro a testa buttati nella pattumiera. Andrea Segrè, direttore scientifico dell’”Osservatorio Waste Watcher International”, ha sottolineato le criticità del contesto attuale: «Il sistema agroalimentare è sotto stress: crisi climatica e instabilità geopolitica si sommano, aumentando i costi di produzione e facendo pressione sui prezzi al consumo».
Il peso delle perdite non colpisce tutti allo stesso modo. «Lo spreco alimentare nelle case degli italiani vale 6,6 miliardi di euro l’anno (6.588.223.643 euro) – annuncia Segrè – mentre ciascuno di noi getta ogni anno 25,74 chili di cibo, equivalenti a 112 euro. In questo scenario lo spreco diventa ancora più insostenibile, anche economicamente: è valore prodotto, acquistato e poi distrutto. E il paradosso è che a sprecare di più sono proprio i ceti popolari: chi ha meno risorse perde più cibo e una quota proporzionalmente maggiore del proprio reddito. Lo spreco diventa così non soltanto un costo economico e ambientale, ma un vero moltiplicatore delle disuguaglianze».
Turismo, consumi fuori casa e nuove abitudini
La mappa del fenomeno si allarga alla vita fuori casa. Tra chi sceglie le case vacanza, il 66 per cento degli ospiti consuma interamente i prodotti acquistati durante il soggiorno. Al ristorante cresce l’impiego della doggy bag per recuperare gli avanzi: piccoli gesti quotidiani che riducono le perdite alimentari.
Il confronto tra Italia e Stati Uniti
Il report arricchisce la panoramica con la sezione speciale Cross Country Report. La fotografia scattata nell’estate 2026 evidenzia un divario marcato tra i due Paesi. Un consumatore nordamericano getta 775,7 grammi di cibo a settimana, quasi 300 grammi in più rispetto a un cittadino italiano.
Negli Stati Uniti emerge il comportamento della popolazione di origine italiana. Il 42 per cento dichiara di gettare cibo almeno una volta a settimana, a fronte del 29 per cento della media nazionale statunitense. L’87 per cento degli italo-americani riconosce comunque il valore antispreco della cucina italiana, contro l’81 per cento del totale americano.
La struttura familiare e l’età incidono in entrambi i contesti. Le famiglie con figli registrano uno spreco di circa il 19 per cento sotto le rispettive medie nazionali. La componente anagrafica penalizza i più giovani: negli Usa il 46 per cento della Gen Z e il 41 per cento dei Millennials ammettono sprechi settimanali, contro il 23 per cento della Gen X e l’11 per cento dei Boomers. Una tendenza analoga si riscontra in Italia. Le strategie di prevenzione cambiano ai due lati dell’Atlantico: pianificazione domestica negli Usa, attenzione alla stagionalità degli acquisti in Italia.
