Lo smart working influenza la scelta dell’impiego per oltre l’80 per cento dei lavoratori. Un’indagine interna condotta dalla software house Smartness evidenzia come la flessibilità organizzativa orienti la retention aziendale e l’attrazione dei talenti, superando le logiche del mero controllo presenziale e fondandosi sul raggiungimento di obiettivi concreti.
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Il modello organizzativo tra autonomia e produttività
I dati della survey interna di Smartness, realtà italiana di software AI con circa 200 dipendenti in 7 Paesi, mostrano che l’81 per cento dei collaboratori reputa la flessibilità decisiva per la permanenza a lungo termine. L’86 per cento la ritiene integrabile con le varie fasi della vita privata. Il contesto nazionale, poi, conferma il fenomeno. L’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, infatti, rileva oltre 3,5 milioni di occupati da remoto in Italia.
L’autonomia operativa trasforma la cultura aziendale. L’83 per cento dei lavoratori dichiara che la gestione autonoma del tempo mantiene elevata la concentrazione. Il 60 per cento osserva che lavorare per obiettivi rende chiare le priorità quotidiane. Non si tratta di un semplice beneficio concesso.
«Il dibattito sul numero di giorni in ufficio rischia di farci perdere di vista ciò che conta davvero. Le aziende migliori non misurano dove lavori, ma il valore che crei. Se una persona genera risultati straordinari, il luogo da cui lavora diventa secondario. Se invece quei risultati non arrivano, cinque giorni in ufficio non risolveranno il problema. La vera sfida è costruire un’organizzazione in cui tutti abbiano obiettivi chiari, accountability totale e l’ambizione di competere ai massimi livelli. La flessibilità non è il punto di partenza: è il risultato di una cultura ad alta performance», commenta Luca Rodella, Ceo e co-founder di Smartness.
Equity professionale e valutazione sul merito
La valutazione basata sulle prestazioni produce ricadute dirette sull’equità. L’83 per cento del campione ritiene che la flessibilità favorisca un bilanciamento equilibrato dei carichi familiari. La stessa percentuale considera la crescita professionale legata ai risultati concreti, non alla presenza fisica. Il dato intercetta una criticità strutturale evidenziata dall’Istat: nelle coppie occupate, le donne sostengono quasi il 69 per cento del lavoro domestico.
I numeri contano, così come la risposta del mercato. Un’organizzazione orientata all’impatto supera le dinamiche del controllo orario. L’autonomia alza l’asticella della responsabilità individuale.
«La flessibilità non è un diritto acquisito né un benefit. È il risultato di una cultura costruita su fiducia, accountability e performance. Le aziende continueranno a discutere di smart working. Noi preferiamo discutere di come costruire un team capace di competere con i migliori al mondo. Quando il livello di execution è davvero eccezionale, il luogo da cui lavori passa in secondo piano», conclude Rodella.
