Economia del mare in Italia: vale 225 miliardi ed è strategica

Il settore marittimo genera 78,9 miliardi di valore aggiunto. Gli italiani riconoscono la centralità strategica della Blue Economy per lo sviluppo nazionale e delle infrastrutture

L’economia del mare in Italia vale quasi 225 miliardi di euro. Si tratta di un dato emerso durante la quarta edizione del Forum Risorsa Mare a La Spezia. Il settore marittimo rappresenta un asse di sviluppo cruciale. Un patrimonio nazionale difeso dagli addetti ai lavori e riconosciuto ormai dalla grande maggioranza dei cittadini.

Numeri e forza lavoro della Blue Economy

Nel 2024 la filiera ha generato 78,9 miliardi di euro di valore aggiunto diretto. L’effetto moltiplicatore è pari a 1,8. Questa leva attiva complessivamente 224,8 miliardi di euro nell’intero tessuto produttivo nazionale (dati Centro Studi delle Camere di commercio Guglielmo Tagliacarne, Unioncamere e OsserMare).

Il comparto conta oltre 1,1 milioni di occupati con le stime che prevedono una crescita del 7,1 per cento nel 2025. Il Mezzogiorno traina il segmento. Il Sud, infatti, contribuisce al 34 per cento del valore aggiunto totale.

La percezione dei cittadini e l’indagine Demopolis

Una rilevazione dell’Istituto Demopolis fotografa il nuovo scenario evidenziando come l’opinione pubblica percepisca il cambio di passo.. I cittadini avvertono il peso specifico della Blue Economy. Pietro Vento, direttore dell’istituto, inquadra così le priorità: «L’88 per cento pensa che sia vero e quindi in questo caso appoggia quella che è stato il tentativo in questi quattro anni di valorizzare sempre di più la risorsa mare e di conseguenza l’Italia».

I confini territoriali assumono una veste geopolitica chiara nella mente degli intervistati. «Il 76 per cento ha la piena consapevolezza di quanto sia strategica la posizione dell’Italia nel Mediterraneo con i suoi 8mila chilometri di costa».

L’indagine evidenzia le ricadute operative sul territorio. Il mare e le coste rappresentano una ricchezza per il turismo per il 73 per cento del campione. Il 56 per cento li considera un patrimonio ambientale da tutelare. Il bacino idrico diventa infrastruttura fondamentale per i trasporti e polo logistico per la filiera ittica. La consapevolezza supera i limiti fisici della costa.

«Un altro elemento che è significativo è che finalmente si comprende anche al di fuori delle aree costiere che l’economia del mare non ha, come si pensava in parte in passato, un valore esclusivamente nelle aree costiere: il 68 per cento ritiene che contribuisce alla crescita dell’intero Paese».

Geopolitica, logistica e le direttrici del Libro Blu

Il Forum di La Spezia ha visto, inoltre, la presentazione della quarta edizione del Libro Blu “Risorsa Mare”. Le tensioni globali impongono scelte rapide ed efficaci. I traffici marittimi si concentrano su snodi critici come Malacca, Hormuz, Gibilterra e Suez. Il documento analizza l’impatto delle politiche europee di decarbonizzazione. La competitività dei porti italiani dipende dall’imminente Riforma di settore. Sicurezza subacquea, nautica da diporto e cantieristica richiedono capitali mirati.

Le linee programmatiche del governo e dell’industria

Nello Musumeci, ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, definisce gli obiettivi strategici dell’esecutivo tracciando la rotta governativa. «La crescente centralità del mare nelle politiche economiche del nostro Paese se da un lato premia gli sforzi compiuti dalle nostre imprese, dall’altro ci pone di fronte a sfide sempre più complesse. Dalla dimensione subacquea alla transizione energetica, dalla competitività dei nostri porti alla formazione di nuove competenze, l’Italia ha tutte le condizioni per consolidare il proprio ruolo di grande Nazione marittima. Per farlo occorre una visione strategica capace di mettere insieme Istituzioni, imprese, ricerca e territori. Risorsa Mare, giunta alla sua quarta edizione, si conferma un prezioso cantiere di idee e di confronto, dal quale raccogliere indicazioni e proposte da tradurre in politiche concrete per la crescita e la valorizzazione della nostra economia blu».

Il richiamo alla solidità sistemica arriva dai vertici tecnici. Valerio De Molli, amministratore delegato di Teha Group, indica gli step necessari per la competitività futura. «L’Economia del Mare è un settore poliedrico, che interseca tanti altri settori portanti del nostro Paese e che – in un quadro internazionale complesso – sta mostrando grande resilienza. Il nostro Paese ha un patrimonio industriale, logistico, tecnologico e culturale straordinario, che deve però essere accompagnato da una programmazione degli investimenti, pubblici e privati, stabile e che guardi al futuro. Il ridisegno delle rotte globali, la transizione energetica, la tutela delle infrastrutture subacquee e la crescente competizione internazionale impongono all’Italia di creare le condizioni affinché la capacità di anticipare continuamente le sfide del futuro diventi parte del lavoro da svolgere, sia per le imprese sia per le Istituzioni. La sfida è quindi molto chiara: trasformare i nostri primati in una leadership sistemica, rafforzando porti, intermodalità, industria, competenze, sicurezza subacquea e infrastrutture energetiche. Risorsa Mare vuole essere il luogo nel quale questa ambizione diventa un’agenda condivisa e misurabile per il Paese».

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