Gli incendi boschivi flagellano l’Italia nel 2026, con oltre 66mila ettari di vegetazione andati distrutti, un dato triplicato rispetto alla media storica degli ultimi vent’anni. A denunciare questa grave situazione è la Coldiretti che segnala un’emergenza acutizzata dal caldo estremo e dall’azione dei piromani, responsabili fino al 60 per cento dei roghi registrati sul territorio nazionale.
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Il bilancio dei roghi nel Mezzogiorno e le cause dolose
Nel giro di una sola settimana le fiamme hanno accelerato la devastazione nelle regioni meridionali, colpendo in modo capillare Puglia, Sicilia e Basilicata. I dati Effis, il sistema Copernicus che traccia le emergenze satellitari di grandi dimensioni, confermano un’impennata preoccupante delle superfici percorse dal fuoco. L’ondata di calore record e la prolungata assenza di precipitazioni creano le condizioni ideali per il divampare delle fiamme. In questo contesto la matrice dolosa gioca un ruolo determinante. Dietro la distruzione di pascoli, oliveti, macchia mediterranea e terreni agricoli si nascondono spesso interessi speculativi per il cambio di destinazione d’uso dei suoli o per l’installazione di impianti fotovoltaici. I danni alle produzioni e agli ecosistemi locali sono incalcolabili.
L’impatto ambientale e il ruolo degli agricoltori
Servono fino a quindici anni per ricostruire un bosco devastato dal fuoco. La perdita di biodiversità, la compromissione della capacità del terreno di trattenere l’acqua e l’aumento del rischio idrogeologico rappresentano conseguenze destinate a gravare per decenni sulle comunità. Per arginare il fenomeno occorre rafforzare i controlli sul territorio e valorizzare le aziende agricole come presidio preventivo.
«Difendere i boschi significa difendere il futuro del Paese – conclude la Coldiretti –. Per questo è indispensabile investire in prevenzione, manutenzione e presidio del territorio, riconoscendo il ruolo strategico degli agricoltori come prime sentinelle contro il dissesto idrogeologico, gli incendi e l’abbandono delle aree interne».
Prevenzione e manutenzione contro l’abbandono forestale
La superficie forestale italiana ha raggiunto la quota di quasi 120 mila chilometri quadrati. Un terzo di questo patrimonio versa in uno stato di totale abbandono, privo delle necessarie cure colturali. La mancata manutenzione del sottobosco e l’accumulo di vegetazione secca aumentano in modo esponenziale il rischio di propagazione degli incendi, in particolare nelle aree interne e più difficili da raggiungere. Le foreste non gestite diventano estremamente vulnerabili anche alla siccità e agli eventi climatici estremi.
Per limitare le emergenze, Coldiretti e Federforeste hanno predisposto un vademecum di regole pratiche. Il documento raccomanda di accendere fuochi solo nelle zone autorizzate, sorvegliare costantemente le braci prima di allontanarsi e non abbandonare mai mozziconi incandescenti o altri materiali a rischio. La difesa del patrimonio boschivo richiede vigilanza attiva e responsabilità collettiva.
