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Cosmetica, la bava di lumaca di Ostia resiste al Covid: «E’ purissima»

Inaspettata la vitalità per un mercato di nicchia, di cui “Lumaca Romana“ rappresenta un fiore all’occhiello. L'intervista all giovane imprenditore Marco Volponi, che ha deciso di scommettere su un animale forse non bello né particolarmente dinamico, ma dotato di qualità nascoste che arrecano incredibili benefici alla salute

Cosmetica, la chiocciola che produce la bava nell'allevamento di Ostia

Procede inarrestabile la “corsa“ delle chiocciole allevate dall’azienda “Lumaca Romana“ dalle quali si estrae una pregiata sostanza dalle eccezionali proprietà cosmetiche e medicamentose: la bava di lumaca. Nemmeno il Covid ha infatti frenato la richiesta di creme, gel e sieri prodotti con questo elemento naturale, noto fin dall’antichità per le sue peculiarità cicatrizzanti e rivitalizzanti.

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Un’inaspettata vitalità per un mercato di nicchia, appunto quello della cosmesi con le secrezioni delle chiocciole, di cui “Lumaca Romana“ rappresenta un fiore all’occhiello. La produzione dell’azienda è completamente Made in Italy, dalla nascita delle chiocciole alla loro crescita nelle campagne di Ostia antica, a ridosso del Tevere.

Cosmetica, gli ettari a ostia della Lumaca Romana dedicati alle chiocciole
L’allevamento di chiocciole della Lumaca Romana

Cosmetica moderna e gli antichi romani 

È in quest’area agricola dove storia e natura si fondono che il giovane imprenditore Marco Volponi, consigliere Coni Lazio e progettista del Terzo settore, ha deciso di scommettere. Puntando tutto su un animale forse non bello né particolarmente dinamico, ma dotato di qualità nascoste che arrecano incredibili benefici alla salute dell’uomo.

«Le proprietà medicamentose delle chiocciole erano conosciute già dagli antichi Romani, che usavano ingoiarle vive per curare problemi allo stomaco come ulcere o infiammazioni dell’apparato digerente – racconta Volponi -. Nella cosmetica moderna le loro proprietà sono state invece scoperte in Cile, dove si allevano chiocciole per il mercato francese. Negli impianti cileni si notò che chi lavorava nella raccolta delle chiocciole aveva mani lisce e perfette, differentemente da tutti gli altri agricoltori. È stato così messo a punto un sistema per impiegare la bava di lumaca in cosmetica: emolliente ed elasticizzante, risulta utilissima per la ricostruzione dei tessuti e lo smacchiamento». 

Scegliere un lavoro come l’allevatore di chiocciole è senza dubbio originale, ma ancora più peculiare è mettere in piedi un’azienda di questo genere a Roma. Quali sono le caratteristiche dell’elicicoltura di Ostia fondata nel 2018 da Marco Volponi?

«Con il marchio “Lumaca Romana“ ci siamo prefissi l’obiettivo di portare le eccezionali proprietà e la massima qualità della bava di chiocciola nei prodotti di cosmetica e farmaceutica. Il tutto basato su principi etici e processi cruelty free – afferma Volponi -. Altro nostro scopo primario è la promozione e l’esaltazione del consumo della carne di chiocciola, contestualmente al suo utilizzo nel campo cosmetico. Anche se l’attuale congiuntura non ha impattato particolarmente sulla nostra attività, la chiusura prolungata dei ristoranti ha però ridotto l’utilizzo delle chiocciole in ambito gastronomico. Una dinamica di cui abbiamo risentito anche noi». 

Come si ottiene la bava di lumaca e quali sono le fasi di lavorazione?

«L’estrazione della bava avviene con un macchinario denominato Muller One, certificato cruelty-free, in cui si trova una vasca inox con reticolato dove le chiocciole vengono radunate. Nella vasca viene irrorata una soluzione di acqua ozonizzata che stimola le chiocciole al movimento e all’emissione della bava, in condizione di rilassamento e non di stress. La bava viene poi raccolta in una tanica, dove cola naturalmente senza ausili meccanici attraverso apposite condotte. La bava che produciamo è perciò purissima e viene conservata in frigoriferi senza uso di conservanti. La sua carica batterica viene infine contenuta per mezzo della sua acidità naturale».

Quali sono le modalità di allevamento delle chiocciole prima di venire utilizzate per l’estrazione della bava?

«La metodologia che adottiamo è il metodo “Cherasco“, frutto degli oltre 30 anni di esperienza dell’Istituto internazionale di elicicoltura e dell’Associazione nazionale di elicicoltori. Le norme del protocollo del metodo “Cherasco“ (dal nome della città in cui nasce e ha sede l’Istituto) costituiscono attualmente le linee guida per l’elicicoltura, così come indicato dal ministero delle Politiche agricole e dalle Asl. Questo metodo prevede un processo di allevamento a ciclo biologico continuo con migrazione naturale delle chiocciole, all’interno di recinti dove le chiocciole vivono. I recinti si dividono in due zone (riproduzione ed ingrasso) divisi da un separatore. Che viene aperto nel momento in cui le chiocciole devono spostarsi da una zona all’altra».

Quali sono invece le caratteristiche del vostro impianto, della specie di chiocciola che allevate e dei vostri prodotti di cosmetica?

Cosmetica, i prodotti creati dalla Lumaca Romana con la bava

«Il nostro allevamento a Ostia antica è di circa 2 ettari e ospita la specie Helix Aspersa Aspersa nei suoi 55 recinti di 157,5 mq l’uno. Solo per le nostre chiocciole sono quindi disponibili un totale di 8.662,5 mq».

«Le Aspersa sono le più indicate per la nostra latitudine.  Perché presentano una buona resistenza alle alte temperature e una grande mobilità per gestire al meglio le stagioni fredde. Grazie alle nostre chiocciole produciamo un siero e una crema viso e corpo. Ma anche uno spray adatto sia alla cura delle mani sia a quella dei capelli».

Che consigli darebbe a chi volesse provare a mettere in piedi un allevamento di chiocciole?

«Il primo consiglio è di studiare i vari metodi di allevamento e verificare quale sia quello più adatto al proprio territorio. Condizione fondamentale è la costante e abbondante disponibilità d’acqua, il terreno in piano o lievemente pendente. Dal punto di vista dell’investimento l’elicicoltura non è ancora inserita nei piani di sviluppo agricolo, pertanto non esistono finanziamenti o bandi pubblici. Inevitabile è perciò l’investimento privato, proporzionato naturalmente alla propria idea di progetto e capacità economico finanziaria».  

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