giovedì 25 Luglio 2024

Lucrezia Borgia, a Ferrara un film ambientato sulla sua vita

L’amore tra Lucrezia Borgia e Pietro Bembo “rivive" nel nuovo film con Lucrezia Lante della Rovere ambientato a Ferrara. E il comune estense contatta Milano per riscoprire storia e mito dei capelli della principessa

Ferrara “riscopre” l’amore  tra Lucrezia Borgia e Pietro Bembo. Una scena del film di prossima uscita “Lu’ Duchessa d’Este. Fama e infamie di Lucrezia Borgia” – con Lucrezia Lante della Rovere – ambientata alla biblioteca Ariostea, sarà infatti proprio dedicata al legame tra i due. 

E intanto la città estense guarda anche a Milano. Sono stati avviati contatti con la pinacoteca Ambrosiana che custodisce la celebre teca con i capelli della stessa Borgia. Uno di questi il poeta inglese George Byron lo avrebbe sottratto esportando così anche in Inghilterra il mito senza tempo della controversa principessa, figlia illegittima di papa Alessandro VI. 

Lucrezia Borgia, la pellicola sui suoi amori

Una narrazione che procede tra storia e leggenda, quella del legame con Bembo, all’insegna «dell’amore più puro», come lo definiscono i registi Marco Melluso e Diego Schiavo  «purtroppo infangato nei secoli». 

«Un amore – sottolineano i registi – che fece bene a Ferrara. Fu Lucrezia infatti che, rivolgendosi a Pietro Bembo, allora segretario del papa, ottenne la cancellazione della scomunica su Ferrara, proprio in forza della grande amicizia che li univa, anche dopo la separazione». 

Le scene, all’interno del film, sono ambientate non a caso alla biblioteca Ariostea e, nello specifico, in sala Ariosto, che conserva, tra le altre cose, le prime copie stampa degli Asolani (dedicati a Lucrezia) e un autografo della stessa Borgia.  Entrambi sono stati esposti per l’occasione e posizionati in teche che hanno composto il set, con la supervisione di Mirna Bonazza, responsabile Unità Operativa Biblioteche. 

I capelli di Lucrezia Borgia, dove sono conservati?

La pinacoteca Ambrosiana di Milano conserva i capelli di Lucrezia Borgia  (1480-1519), in una preziosa teca eseguita da Alfredo Ravasco, uno dei migliori orafi milanesi della prima metà del Novecento, con l’accostamento di materiali preziosi, pietre dure e gemme varie e che porto, ai lati, due pendenti, con gli emblemi araldici delle nobili famiglie Borgia (il toro) e d’Este (l’aquila).

La luminosissima ciocca è divenuta in qualche modo il segno dell’amore con Pietro Bembo, un rapporto nato ai primi di giugno del 1503, poco dopo l’arrivo del poeta a Ferrara e l’invio alla duchessa degli Asolani. 

Una storia che ricorre anche sui social, con foto e curiosità postate da appassionati e studiosi. Particolarmente suggestiva la narrazione che ne dà Stefano Cozza sul gruppo Ferrara Rinasce: «Pare che in alcune notti, se osservi bene attraverso le finestre della Pinacoteca Ambrosiana, scorgi un bagliore – scrive – . Una luce intensa che proviene dalla stanza dove è conservata la bionda treccia. Dicono che sia proprio la duchessa, che arriva e legge le lettere del suo amato Pietro Bembo, non prima di aver pettinato la propria ciocca di capelli. Poi se ne va, svanisce in un educato silenzio, ma felice perché si è sentita amata. Lei, la discussa e tormentata duchessa di Ferrara, Lucrezia Borgia».

Gli altri reperti

Con i capelli, in Ambrosiana sono conservate le lettere fra lo scrittore veneziano poi cardinale e la figlia di papa Alessandro VI. Una fitta corrispondenza che testimonia tutte le difficoltà di un amore difficile (“mille lontananze, mille guardie, mille steccati, mille muri”, Bembo, Lettera 27), poi sempre più rarefatto con la partenza dell’uomo dalla città (1505) durante la peste. 

Lucrezia Borgia, firma
La firma di Lucrezia Borgia sotto una delle sue lettere (foto da Uff. stampa comune di Ferrara)

Da questa data la passione, negli anni, è stata sempre più idealizzata dal poeta, tanto che in una corrispondenza che porta data 13 ottobre 1517 è scritto: “Né lunghezza di tempo né mutamenti di fortuna mi torranno giammai che io non sia, e che io non isperi a qualche tempo più ozioso poterla e visitare e servire”.

 

LEGGI ANCHE: Ferrara, la stampa anglosassone celebra il cibo della città estense

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