Ferrara, la stampa anglosassone celebra il cibo della città estense

La popolare guida online, Atlas Obscura, presenta sui social un percorso enogastronomico della città, unito ad alcune nozioni storiche. Un vero e proprio omaggio alla «città dove si mangia come i reali rinascimentali»

«Ferrara, la  città italiana dove puoi mangiare come i reali del Rinascimento». Così la stampa estera celebra le tipicità gastronomiche legate alla storia ferrarese. L’articolo che ne parla è stato recentemente pubblicato dalla seguitissima guida online Atlas Obscura (già “Best New Travel Website of 2010”), con quasi 1,5 milioni di followers.  

La giornalista inglese che firma l’articolo si chiama Rebecca Hughes, ed è stata coinvolta da Apt servizi. Hughes è stata ospite a Ferrara nell’ottobre scorso. Il programma di visita è stato organizzato con la collaborazione di Visit Ferrara. 

Ferrara, articolo su Atlas Obscura
L’articolo pubblicato sulla pagina Facebook di Atlas Obscura

Ferrara, un articolo su cucina e storia

Il suo articolo spazia tra cucina e passato ferrarese, con citazioni del celebre cuoco di corte Cristoforo di Messisbugo, morto nel 1548, e racconta le storie di alcuni piatti tipici e di produttori, titolari di locali e ristoratori del territorio. In rassegna ci sono: la coppia ferrarese con la sua «consistenza come un morbido grissino, che rimane il pane preferito a cinquecento anni dalla sua “invenzione”», la sua forma è ricondotta «ai riccioli lussureggianti di Lucrezia Borgia»; la salama da sugo definita una «prelibatezza» con i suoi «accostamenti inusuali ma tradizionali», come i «cubetti di crema pasticciera fritta cosparsa di zucchero a velo». 

Dai primi al dolce

Ancora, nell’articolo online della testata anglosassone (richiamato anche sulla pagina Facebook della testata) sono citati i classici cappellacci di zucca, con «la loro forma che in origine ricordava il copricapo dei contadini». «La ricetta di questo piatto – spiega la giornalista – fu scritta per la prima volta nel 1584 da Giovan Battista Rossetti, membro di una corporazione di servitori gastronomici della corte d’Este». C’è poi il tradizionale pasticcio, «torta che sembra davvero risorta da un banchetto estense». 

E si giunge così ai dolci. Hughes cita la torta di tagliatelle, «che onora i capelli iconici di Lucrezia Borgia», il Pampepato, con i suoi «ricchi e sontuosi sapori». E poi i vini delle sabbie col citato rimando all’Uva d’oro di Renata di Francia, sposa di Ercole II d’Este. «Nel complesso – conclude la giornalista – sembra che l’unico effetto collaterale negativo di banchettare ogni giorno come un duca del XVI secolo sia la sonnolenza. Ma Ferrara ha un antidoto: nove chilometri (5,6 miglia) di antiche mura che circondano la città sono conservati come percorso pedonale e ciclabile, perfetto per un risveglio dopo il pasto».