Ucraina, le conseguenze della guerra su energia e imprese italiane

Il conflitto nell’est Europa si ripercuote su vari settori. Oltre al gas, le imprese devono far fronte al caro petrolio e all’aumento del costo dei concimi. A subire gli effetti sono soprattutto agricoltori e pescatori che vedono aumentare i costi di produzione. Proteste in tutta Italia contro la guerra e gli aumenti

Quali sono gli effetti del conflitto in Ucraina sull’economia? Oltre al mercato dell’energia come nel caso del gas, la guerra ha ripercussioni anche su altri settori: dal caro petrolio all’aumento del prezzo dei concimi, con forti ricadute sull’agricoltura, fino alle esportazioni.

A fare la conta delle ricadute sull’agroeconomia italiana è la Coldiretti che, con una serie di analisi, ha evidenziato le conseguenze attuali dovute al conflitto ucraino. In primo piano, però, c’è la condanna della guerra che affossa l’economia. Per questo l’associazione è scesa nelle piazze da Nord a Sud del Paese insieme ad agricoltori e pescatori che non riescono più a coprire i costi per il balzo dei beni energetici che si trasferisce a valanga sui bilanci delle aziende.

energia elettrica, aumenta anche la bolletta del gas

Ucraina, solidarietà e proteste contro la guerra

Genova e il suo porto sono stati teatro di una protesta di agricoltori e pescatori scesi in piazza per dimostrare Solidarietà al popolo ucraino e denuncia del devastante impatto economico della guerra. Sentimenti espressi con uno striscione posto su un sommergibile, “Agricoltori e pescatori per la pace”. Inoltre, i giovani agricoltori della Coldiretti hanno lasciato le campagne per scendere in piazza a sostegno dei colloqui di pace con trattori, mucche e campanacci in occasione dell’apertura della Fieragricola di Verona segnata dallo sconvolgimento del mercato mondiale del cibo con il rischio della perdita del lavoro, della stabilità economica ma anche delle forniture alimentari e dell’inflazione che aumenta povertà e fame in Italia e nel mondo.

«Se il caro petrolio spinto dall’invasione dell’Ucraina costringe le barche a rimanere in banchina e a fermare i trattori – ricorda l’associazione – le ritorsioni della Russia colpiscono i mezzi di produzione, a partire dai concimi, obbligando i coltivatori a tagliare i raccolti mentre sanzioni ed embarghi bloccano i commerci, sconvolgono i mercati e favoriscono le speculazioni».

Ucraina, proteste a Genova contro la guerra
Agricoltori e pescatori della Coldiretti assaltano sommergibile al porto di Genova (foto da Uff. stampa Coldiretti)

Petrolio e concimi

Le conseguenze del caro petrolio hanno portato a un aumento del prezzo medio del gasolio (+ 90 per cento rispetto allo scorso anno). Le conseguenze per i pescherecci italiani, secondo le analisi di Coldiretti  Impresapesca, sono forti perdite o la necessità di tagliare le uscite favorendo le importazioni di pesce straniero. «Con gli attuali ricavi la maggior parte delle imprese – spiega l’associazione – non riesce a coprire nemmeno i costi energetici oltre alle altre voci che gli armatori devono sostenere per la normale attività».

Inoltre, la guerra in Ucraina fa esplodere il caro concimi con aumenti fino al 170 per cento. Questi rincari pesano sulla filiera agroalimentare Made in Italy mettendo a rischio le forniture alimentari e aggravando la dipendenza del Paese dall’estero. «Gli effetti dell’invasione russa si riflettono infatti – sottolinea Coldiretti –  direttamente sulla produzione alimentare, soprattutto a causa dei rincari dei fertilizzanti, legati agli aumenti del gas ma anche alle mosse di Putin che ha deciso di imporre il divieto all’esportazione di nitrato di ammonio, prodotto fondamentale per la concimazione del grano, di cui rappresenta da solo circa un quarto dei costi complessivi di coltivazione. Una decisione assunta per mettere in difficoltà la produzione europea di cereali, fortemente dipendente dalle materie prime estere». 

Diminuiscono, quindi, le disponibilità per i mercati ed è a rischio la produzione europea di grano, a partire da quella italiana. «Il nitrato di ammonio viene, infatti, a mancare proprio nella fase decisiva per la crescita delle spighe, diminuendo inevitabilmente la produttività con il taglio dei raccolti».

Le conseguenze sul made in Italy

L’analisi di Coldiretti, infine, si concentra sui numeri delle nostre esportazioni. Negli ultimi 7 anni e mezzo, in seguito all’embargo russo del 2014 come risposta alle sanzione Ue, Usa e di altri Paesi, le esportazioni agroalimentari Made in Italy in Russia hanno perso 1,5 miliardi. «Il Decreto di embargo tuttora in vigore colpisce una importante lista di prodotti agroalimentari con il divieto all’ingresso di frutta e verdura, formaggi, carne e salumi, ma anche pesce, provenienti da Ue, Usa, Canada, Norvegia ed Australia».

L’agroalimentare, prosegue la Coldiretti «è, fino ad ora, l’unico settore colpito direttamente dall’embargo che ha portato al completo azzeramento delle esportazioni in Russia dei prodotti Made in Italy presenti nella lista nera, dal Parmigiano Reggiano al Grana Padano, dal prosciutto di Parma a quello San Daniele, ma anche frutta e verdura». E al danno si aggiunge la beffa dell’italian sounding. Sul mercato russo, i prodotti mancanti sono sostituiti da altri, come il Parmesan, che non hanno nulla di made in Italy.