lunedì 24 Giugno 2024

Selvatici e buoni, guida per corretta gestione delle carni selvatiche

Il manuale operativo presentato rappresenta la conclusione di un percorso iniziato nel 2017 quando la Fondazione Una ha attivato il progetto Selvatici e Buoni, impegnandosi a diffondere una nuova cultura sulla filiera delle carni selvatiche

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Uno strumento utile a una corretta implementazione della filiera delle carni selvatiche. È questo l’obiettivo  che ha portato alla nascita del Manuale operativo del progetto “Selvatici e buoni”. Il manuale nasce grazie alla collaborazione tra Fondazione Una (Uomo, Natura, Ambiente), l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e la Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva, SIMeVeP. Il risultato è una guida per enti locali, istituzioni, e decisori dei territori interessati a generare economia e occupazione.

La presentazione del manuale Selvatici e Buoni è avvenuta nel corso di una conferenza stampa organizzata alla Camera dei Deputati su iniziativa dell’On. Stefano Vaccari. Insieme all’On. Vaccari, presente in videocollegamento, hanno partecipato l’On. Raffaele Nevi, segretario della Commissione Agricoltura, Maurizio Zipponi, presidente di Fondazione Una, Silvio Barbero, vicepresidente Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, Marina Berlinghieri, responsabile relazioni istituzionali Fondazione Una e Antonio Sorice, presidente della società italiana di Medicina Veterinaria Preventiva. 

Selvatici e Buoni, come gestire le filiere selvatiche

Il manuale operativo presentato rappresenta la conclusione di un percorso iniziato nel 2017 quando la Fondazione Una ha attivato il progetto Selvatici e Buoni, impegnandosi a diffondere una nuova cultura sulla filiera delle carni selvatiche.

«L’obiettivo del manuale – spiega Maurizio Zipponi, presidente Fondazione Una –  è di raccontare quello che è stato fatto. L’Università di Pollenzo, Fondazione Una, l’associazione nazionale dei veterinari in collaborazione con l’università statale di Milano e quindi con il mondo scientifico, hanno già realizzato in diverse parti d’Italia, una filiera di carne e selvaggina che fa dialogare il mondo venatorio, trasformando il cacciatore in una sorta di paladino del territorio, il mondo agricolo, che dalla fauna selvatica ricava danni e invece in questo modo diventa una risorsa economica, e il mondo anche dell’attrattiva turistica di una zona rurale dove si può offrire turismo, percorsi enogastronomici, cibo di qualità, ecc. Adesso si tratta di farlo diventare sistema. Fare in modo che le istituzioni e coloro che devono governare i territori sappiano che esiste già una pratica di successo che genera economia, lavoro, sostenibilità e sicurezza alimentare». 

Il manuale si concentra, principalmente, sul fenomeno degli ungulati. Tuttavia, spiega Zipponi, si può applicare «a tutta la fauna selvatica che è sottoposta a un controllo dell’uomo. Nonostante abbiamo in Fondazione Una le maggiori organizzazioni venatorie da Federcaccia, Arcicaccia ecc… non chiediamo di poter andare a sparare come, quando e a chi si vuole. La comunità scientifica deve determinare i parametri di un nuovo equilibrio tra uomo e ambiente. In questo perimetro, deciso dalla comunità scientifica, ecco che l’attività venatoria diventa un presidio del territorio, una garanzia di biodiversità e una gestione di quello che oggi è un grave problema cioè l’ingovernabilità della fauna selvatica che sta generando danni all’agricoltura, ma anche grosse problematiche di ordine sanitario in tutto il Paese».

Salute della fauna e salute dei consumatori

Una corretta gestione della filiera selvatica passa anche da un controllo sanitario.  «Il controllo delle malattie infettive e la sorveglianza sugli animali selvatici – ricorda Antonio Sorice – già avviene da parte dei servizi veterinari di tutto il Paese. È chiaro che va ricollegato questo controllo alla filiera che arriva al consumatore. Quindi, garantire il consumatore facendo arrivare carni di animali selvatici sani e sicure è importante. Da qui la crescita, la consapevolezza di tutti gli attori del sistema è fondamentale perché cresca anche la consapevolezza della sicurezza alimentare di questa filiera. Il nostro ruolo, dei medici veterinari del Paese, è proprio quello non solo di controllare tutte le filiere con la presenza nelle varie fasi, ma soprattutto di far crescere la consapevolezza e la formazione di tutti gli operatori di tutte le filiere alimentari».

selvatici e buoni, conferenza stampa
Un momento della conferenza di presentazione del manuale Selvatici e Buoni

Filiere controllate e made in Italy

«Il manuale Selvatici e Buoni – ha affermato l’On. Vaccari – non offre solo utili indicazioni per la valorizzazione di questo tipo di carni e dei territori di provenienza, ma è anche l’indicazione di un metodo che andrebbe perseguito per tutte le carni e in generale per tutta la filiera del cibo al fine di garantire salute, sicurezza e sostenibilità ambientale. L’affermazione di questi percorsi gastronomici sarebbe la vera chiave di svolta per un Paese che detiene il primato delle eccellenze e della qualità delle produzioni».

Una selvaggina che fa parte di una filiera controllata può essere un risalto per il made in Italy. «Una filiera italiana – ha spiegato l’On. Nevi – che può essere vantaggiosa sotto diversi aspetti. Innanzitutto la generazione di un’economia “nuova” che emerge da un mercato che spesso è addirittura un mercato nero. Poi occupazione, sostenibilità ambientale, tutela del territorio soprattutto in zone più svantaggiate, interne, montane. Quindi una cosa molto importante e già realizzata. Questa è una best practice molto significativa che si può esportare anche nel resto del nostro Paese e speriamo che lo facciano in tempi rapidi perché a mio avviso può essere anche molto importante anche dal punto di vista della sicurezza alimentare».

Articolo aggiornato in data 9 Maggio 2024
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