lunedì 24 Giugno 2024

Reshoring, un incentivo per le aziende che tornano in Italia

Il provvedimento, una volta approvato e dopo aver ricevuto il vaglio della Commissione europea, prevederebbe una riduzione delle imposte per le aziende che rientrano in Italia da Paesi extra Ue

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Creare un flusso inverso che riporti nel nostro Paese le aziende italiane, che hanno scelto in passato di delocalizzare le loro attività. Questo l’obiettivo del decreto internazionalizzazione che punta a fornire un incentivo fiscale per le aziende con una riduzione del 50 per cento sui redditi Irpef, Ires e Irap. Di questo argomento si è parlato nel corso di una conferenza alla Camera dei Deputati. Un dibattito sul reshoring, le misure e le agevolazioni per il ritorno in Italia di imprese e professionisti. 

Alla conferenza hanno partecipato l’On. Simone Billi, gli avvocati Pierfrancesco Fasano e Raffaella Pileri di Aria Grace Law e, collegati in videoconferenza, il dott. Maurizio Calello e il dott. Domenico Mauriello, segretario generale di Assocamere estero.

Reshoring, cosa è questo fenomeno economico

Quando si parla di reshoring si intende un fenomeno economico che mira al rientro nei Paesi d’origine di aziende che hanno demoralizzato all’estero. Nel caso dell’Italia, di aziende al di fuori dell’Unione europea. 

Si tratta di una scelta, spiega l’On. Billi, «per promuovere l’economia italiana in questo periodo di sicuro non facile dal punto di vista economico sia per il nostro Paese, sia per i Paesi occidentali, sia per il mondo. Le sfide che ci aspettano, dalla globalizzazione ai Paesi emergenti che stanno spingendo sempre di più le proprie economie, sono sfide importanti che ci devono trovare uniti. Devono trovare il sistema Italia unito e forte. Il reshoring può essere uno degli strumenti e uno dei volani per questa ripresa economica del nostro Paese, sia all’estero che in Italia. Sia per le imprese, sia per i dipendenti che per i lavoratori nel nostro Paese».

Inoltre, aggiunge, per gli italiani all’estero, «è un modo per ritornare, in questo caso con le normative sul reshoring, da imprenditori nel proprio Paese». 

Specifiche e regole

Per accedere al provvedimento, una volta che sarà stato approvato e avrà passato il vaglio della Commissione europea, andranno rispettate alcune regole. «Innanzitutto – ricorda l’avvocato Raffaella Pileri – le aziende che ritornano non devono avere già esercitato l’attività di impresa in Italia nei 24 mesi precedenti. Questo per evitare, ovviamente, che si possano architettare trasferimenti ad hoc all’estero per poi ritornare in Italia e usufruire di questa grossa agevolazione fiscale. Sei tratta di un abbattimento del 50 per cento della base imponibile al fine dell’imposta sui redditi delle aziende e per l’Irap». 

Inoltre, esistono dei vincoli su un eventuale ritrasferimento. «Le aziende che usufruiranno di questo regime agevolato, tornando quindi in Italia e trasferendo la sede qui, poi rimangono vincolate per un periodo che è di 5 anni successivi alla scadenza del periodo di imposta agevolato. Per le grandi imprese si allunga a 10 anni. Si deve evitare un trasferimento anche parziale perché in quel caso scatterebbe, invece, il diritto dell’Agenzia delle entrate a richiedere tutto quanto non è stato versato perché frutto dell’agevolazione negli anni precedenti».

Creare un circolo virtuoso

L’obiettivo del decreto, ricorda l’avvocato Fasano, è quello «di creare un vero e proprio circolo virtuoso di attrattività. Non solo verso le imprese che sono già all’estero da poco, ma anche quelle degli italiani all’estero, una comunità importantissima che va ad arricchire anche le competenze perse dai singoli distretti. Un circolo virtuoso anche sulla normativa sui nomadi digitali, che esiste e pochi conoscono. Quindi un pacchetto che si sta creando per rendere sempre più attrattivo il Paese, non soltanto dal punto di vista turistico ma anche dal punto di vista produttivo».

Le aziende che maggiormente beneficerebbero del provvedimento, sono soprattutto «quelle che fanno parte della filiera del made in Italy, quindi tessile, automotive, componentistica, pelle, calzaturiero».

Articolo aggiornato in data 5 Dicembre 2023
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