lunedì 24 Giugno 2024

Oli usati, l’Italia è leader in Europa per raccolta e riciclo

L'olio usato è un rifiuto che smaltito e rigenerato correttamente può diventare una risorsa, ma in caso contrario potrebbe diventare una pericolosa fonte di inquinamento

Italia leader in Europa nella raccolta e rigenerazione degli oli minerali usati, una filiera che ha un tasso di circolarità prossimo al 100 per cento e che continua a crescere, anche a livello economico con un +12 per cento dall’anno scorso a oggi.

Questo è quanto emerge dal nuovo Rapporto di Sostenibilità 2023 del Conou, primo ente ambientale nazionale dedicato alla raccolta e al riciclo di un rifiuto pericoloso, l’olio minerale usato, e alla sua filiera di raccolta e rigenerazione. L’Italia, quindi, è al primo posto in Europa nella gestione circolare degli oli minerali usati, provenienti dal settore industriale e dalle officine. Si tratta di un rifiuto che, se smaltito e rigenerato in modo corretto, può essere una risorsa, ma che, in caso contrario, potrebbe diventare una pericolosa fonte di inquinamento.

Oli usati, i dati del rapporto

Secondo lo studio del Conou sono 183mila le tonnellate di oli usati raccolte dal settore industriale e dalle officine, quasi la totalità della quota raccoglibile. Di queste il 98 per cento è stato avviato a rigenerazione grazie al lavoro dei 59 concessionari che, nella attività di raccolta e micro-raccolta (si contano 6.641 conferimenti con 678 automezzi) hanno ritirato l’olio presso 103mila produttori su tutto il territorio nazionale. 

Si tratta, in particolare, di siti industriali (12 per cento) e officine (88 per cento). L’Europa si ferma all’82 per cento del raccoglibile, mentre rigenera il 61 per cento (nonostante il contributo dell’Italia) degli oli usati raccolti.

Distribuzione della raccolta in Italia

Oltre il 58 per cento del totale di oli usati raccolti arriva dal Nord e vede in cima alla lista delle regioni produttrici la Lombardia (22 per cento) seguita dal Veneto (12 per cento). Le regioni del Centro contribuiscono con una raccolta del 18 per cento (dal Lazio e dalla Campania arrivano ciascuna al 7 per cento). Infine, il Sud e le isole arrivano al 23 per cento. 

oli usati

L’impatto positivo sull’ambiente e l’economia

Rigenerare gli oli minerali usati ha impatti positivi sull’ambiente. Nel 2023, grazie al lavoro del Conou e della sua filiera, è stata evitata l’immissione in atmosfera di 127mila tonnellate di CO2 equivalente, gas responsabile dell’effetto serra, con una riduzione del 57 per cento rispetto al sistema alternativo, che prevede la generazione di basi lubrificanti vergini, diesel e prodotti bituminosi. 

I dati relativi all’impatto su ambiente e salute evidenziano circa 7 milioni di GJ di combustibili fossili consumati in meno, un miglioramento della qualità del suolo e un minore sfruttamento (90 per cento), 60 milioni di metri cubi di acqua risparmiata, un beneficio in termini di incidenza di malattie dovute all’emissione di particolato inferiore del 92 per cento. Positive anche le ricadute economiche e occupazionali. L’attività del Consorzio, infatti, ha generato un impatto economico totale pari a 81,3 milioni di euro, registrando un aumento del 12% rispetto al 2022 e dà lavoro a 1.857 persone. Inoltre, l’attività di rigenerazione ha diminuito fortemente il fabbisogno di materie prime fossili importate per circa 105 milioni di euro.

Articolo aggiornato in data 4 Giugno 2024
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