Le mense scolastiche di Roma dicono addio ai cibi ultraformulati grazie al nuovo bando di gara capitolino. La Capitale italiana è la prima metropoli europea a vietare i prodotti industriali ultra-processati nella ristorazione degli istituti. Una misura che premia la filiera corta, la stagionalità e la salute dei bambini.
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Il bando capitolino e i numeri della svolta
L’amministrazione di Roma Capitale cambia rotta sulla ristorazione pubblica per gli studenti. Il capitolato d’appalto interessa direttamente quasi 24 milioni di pasti distribuiti ogni anno. Il servizio copre 816 tra scuole e servizi educativi del territorio cittadino, per una media di circa 150 mila pasti erogati quotidianamente. I numeri posizionano la Capitale come punto di riferimento nell’Unione Europea per la gestione della nutrizione scolastica. L’obiettivo dichiarato elimina le gare basate sul massimo ribasso economico. Spazio ad alimenti freschi e tracciabili provenienti da aziende agricole locali.
L’alleanza tra agricoltura e sanità pubblica
Un cambio di passo radicale. La misura attua le linee guida del progetto “Campagna Amica per la Salute”, promosso da Coldiretti insieme alla Fondazione Campagna Amica e alla Fondazione Aletheia. L’iniziativa ha formalizzato il primo intesa nazionale tra il mondo agricolo e la classe medica per riportare la nutrizione al centro della prevenzione sanitaria.
La collaborazione istituzionale ha trovato il suo primo punto d’appoggio operativo nella sinergia con la “Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS”. L’intesa ha portato all’apertura dei mercati contadini in 71 strutture ospedaliere italiane. La prevenzione medica incontra sul campo il lavoro degli agricoltori.
La tutela dei consumi e la voce delle categorie
Il segretario generale di Coldiretti, Vincenzo Gesmundo, ha sottolineato l’importanza del provvedimento capitolino: «La scelta di Roma Capitale di escludere i cibi ultraformulati dalle mense scolastiche e, nello stesso tempo, di archiviare la stagione delle gare al massimo ribasso rappresenta una decisione di straordinaria portata politica e sociale. In una fase storica come quella che stiamo vivendo, è un atto di autentica ingegneria politico-sociale, capace di incidere sui modelli di consumo, sulla salute pubblica e sul futuro delle nuove generazioni. E a compierlo non è una piccola realtà locale, ma Roma, la Capitale d’Italia e, per molti aspetti, la capitale mondiale del cibo, oltre che il più grande Comune agricolo d’Italia e d’Europa. È una scelta coraggiosa e lungimirante, destinata – ne sono convinto – a cambiare il paradigma alimentare nel nostro Paese e a diventare un riferimento anche oltre i confini nazionali. Sapere di aver contribuito, con il lavoro e le battaglie di Coldiretti, a rendere possibile questo risultato è per noi motivo di straordinario orgoglio».
Un modello di ristorazione per gli enti locali
La misura adottata a Roma traccia una direzione precisa per le amministrazioni locali del Paese. Diversi Comuni stanno analizzando il bando capitolino per introdurre criteri analoghi nei propri servizi di refezione. Contrastare la diffusione dei prodotti ultra-processati, infatti, significa prevenire l’insorgenza di patologie croniche tra le giovani generazioni.
