Una mobilitazione digitale travolge il Giappone per l’uso politico dei fumetti nipponici da parte del presidente Usa, Donald Trump. La campagna Manga contro Trump su change.org denominata “Protect Japanese Manga”, ha raccolto oltre 20mila adesioni contro l’utilizzo di personaggi iconici da parte del presidente statunitense e della Casa Bianca nei post social. L’iniziativa esige il rispetto dei diritti d’autore.
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Il caso del video su Truth Social
I numeri crescono di ora in ora. La protesta dei lettori giapponesi contesta apertamente l’appropriazione della cultura pop nazionale per fini di propaganda politica ed elettorale d’oltreoceano. In particolare, il caso riguarda un filmato pubblicato da Donald Trump sulla piattaforma Truth Social. La clip multimediale mostra il leader politico statunitense direttamente nei panni di Naruto Uzumaki, il celebre ninja del Villaggio della Foglia, protagonista dell’omonima saga di successo planetario. Questa scelta estetica ha scatenato l’immediata indignazione dei tantissimi fan del popolarissimo manga.
La petizione online raccoglie un dissenso diffuso. Il contatore delle firme digitali si muove rapidamente, alimentato dalla community dei lettori asiatici che non accettano la strumentalizzazione dei propri idoli cartacei e televisivi all’interno del dibattito geopolitico occidentale.
I precedenti militari e la mobilitazione
Non si tratta del primo caso: la petizione, infatti, ha radici profonde. Già a marzo la Casa Bianca aveva diffuso un contenuto online giudicato molto controverso. Il post istituzionale univa in modo diretto alcune immagini reali di attacchi militari statunitensi in Iran a spezzoni video di film e serie televisive di grande successo commerciale. Tra le opere colpite figurava anche il manga “Yu-Gi-Oh!”.
I promotori hanno ideato la raccolta firme in primavera. L’hanno poi rilanciata con carattere di assoluta urgenza, subito dopo la diffusione del nuovo video basato sul ninja di Konoha. L’obiettivo primario dei firmatari consiste nell’investire del problema direttamente i detentori legali dei diritti d’autore. Si chiede, quindi, un intervento protettivo formale da parte degli editori giapponesi.
La tutela dei valori e i virgolettati originali
Il testo del documento esprime la netta posizione della community. I fan difendono lo spirito originario delle opere. Nello specifico, si legge testualmente nella petizione: «Per molti anni, queste opere hanno ispirato il pubblico di tutto il mondo trasmettendo valori come il coraggio, l’amicizia e la perseveranza».
I timori riguardano il legame improprio con contesti violenti. Gli organizzatori della protesta hanno infatti aggiunto: «Per questo motivo, molti fan sono preoccupati quando le immagini tratte da queste opere sembrano essere utilizzate in contesti politici o militari che potrebbero differire dalle intenzioni dei creatori originali o dei detentori dei diritti».
Così, mentre in America devono aver pensato che da Maga (slogan dei sostenitori del presidente Trump) a manga il passo è breve, a Tokyo il dissenso si allarga. Il braccio di ferro tra l’estetica dell’animazione giapponese e la comunicazione strategica di Washington resta ancora del tutto aperto.
