lunedì 24 Giugno 2024

Made in Italy delle costruzioni, difendere la qualità di un settore

I prezzi concorrenziali del cemento extra-Ue (con meno garanzie di sostenibilità) portano a un aumento esponenziale delle importazioni con conseguenze ambientali disastrose

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Gli investimenti in infrastrutture previsti per i prossimi periodi fanno guardare al futuro con moderato ottimismo. Allo stesso tempo, però, l’industria italiana del cemento rischia una contrazione per via della possibilità che il cemento delle nostre infrastrutture potrebbe avere origini extra-Ue. Per questo è necessario pensare a un made in Italy delle costruzioni per tutelare e difendere un settore molto importante per il Paese. 

Questo tema è stato oggetto di una conferenza, “Opere Pubbliche, la qualità e la competenza del Made in Italy al servizio delle infrastrutture”, organizzata presso la Camera dei Deputati. All’evento hanno partecipato  l’On. Erica Mazzetti, Davide Tabarelli, presidente di Nomisma, Roberto Callieri, presidente di Federbeton, Federico Ghella, vicepresidente di ANCE, Lucio Menta, direttore Investimenti RFI.

«Difendere il made in Italy nel settore delle costruzioni, a partire dal cemento – ha affermato Erica Mazzetti – significa tutelare imprese e posti di lavoro, soprattutto ora che andremo a mettere a terra le opere del Pnrr; significa qualità dell’occupazione e non ultimo dell’opera stessa; significa soprattutto sostenere il settore dell’edilizia, che ha dimostrato di saper cambiare in meglio, anche nello sforzo verso la decarbonizzazione e della formazione degli addetti. La scelta nei materiali è decisiva e le imprese produttrici italiane sono una garanzia».

Made in Italy delle costruzioni, un settore all’avanguardia

Come ricordato nel corso della conferenza, il prezzo del cemento prodotto nei Paesi extra-EU che si affacciano sul Mediterraneo può arrivare a essere inferiore rispetto a quello made in Italy fino al 30 per cento. Questo, per una nazione con 8mila chilometri di coste come l’Italia, si traduce in un aumento esponenziale delle importazioni, cresciute del 30 per cento nei primi 7 mesi del 2023 e più che triplicato negli ultimi 3 anni, con conseguenze ambientali disastrose.

Per questo, sottolinea l’On. Mazzetti, è necessario pensare a un made in Italy delle costruzioni. I motivi, ci spiega sono evidenti: «È fondamentale il made in Italy perché abbiamo tecnologie, risorse umane e competenze importanti da utilizzare in Italia e anche verso l’estero. Ci sono tanti settori dove c’è il made in Italy e credo che quello delle costruzioni sia uno di quei settori all’avanguardia a livello mondiale». 

La problematica principale è quella di riuscire a mantenere competitivo un settore, come quello delle costruzioni, dando allo stesso tempo quelle garanzie di sostenibilità che all’estero non sono assicurate. «Il rischio più grosso – prosegue Mazzetti – è di togliere l’industria all’Italia e questo non ce lo possiamo permettere. Stiamo facendo provvedimenti proprio perché l’industria rimanga qua, i professionisti rimangano in Italia e si riesca ad essere competitivi qui e all’estero. Perché non possiamo permetterci di fare passi indietro nella decarbonizzazione, ma è fondamentale anche mantenere l’industria. Va trovata una giusta sintesi fra le due cose».

Evitare la deindustrializzazione 

Ormai parlare di deindustrializzazione è un dato di fatto, ci Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia. È una situazione che riguarda tutte le economie sviluppate. «Se imponiamo degli obblighi e delle tasse ambientali sui nostri prodotti  – afferma Tabarelli – bisogna che anche gli altri lo facciano. Tutti in Europa e in Italia parlano di sostenibilità, social governance, bilanci ambientali. Poi dimentichiamo che l’energia in altri Paesi costa pochissimo o che i rapporti di lavoro sono molto meno garantisti che da noi. Tutti questi aspetti non possiamo dimenticarceli quando andiamo a comprare dei prodotti. Pertanto, se questi prodotti vengono acquistati con risorse pubbliche, è giusto che si tenga conto di questo».

Secondo Roberto Callieri, presidente di Federbeton, una soluzione per evitare la deindustrializzazione è il nuovo Codice degli Appalti che «contiene un riferimento che intende tutelare i materiali edilizi di provenienza europea. Si tratta di un primo importante passo per scongiurare il rischio di deindustrializzazione. Auspichiamo che a questo primo segnale faccia seguito al più presto una indicazione per le stazioni appaltanti che ne favorisca l’immediata ed efficace applicazione».

Inoltre, ha aggiunto, «I dati parlano chiaro e i prossimi anni saranno decisivi per il comparto del cemento e del calcestruzzo. Se le grandi opere in programma, ad esempio quelle previste dal PNRR, saranno realizzate con cemento italiano o europeo, da un lato contribuiremo a contrastare i cambiamenti climatici, e dall’altro è probabile che eviteremo il pericolo di chiusura delle nostre aziende. Inoltre, solo gli elevati standard qualitativi e ambientali italiani ed europei possono garantire affidabilità, sicurezza e durabilità delle opere».

made in Italy delle costruzioni, conferenza stampa
Un momento della conferenza stampa sul made in Italy delle costruzioni

Articolo aggiornato in data 25 Ottobre 2023
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