Italian sounding, il falso made in Italy costa 100 miliardi

Il fenomeno causa danni economici enormi per il nostro Paese. Nel mondo più di due prodotti agroalimentari tricolori su tre sono falsi senza alcun legame produttivo ed occupazionale con l’Italia

La pandemia ha influito pesantemente sul commercio internazionale con conseguenze economiche molto rilevanti. Soprattutto se si parla di prodotti made in Italy e del fenomeno dell’Italian Sounding. I falsi prodotti dell’agroalimentare italiano, infatti, costano al nostro Paese più di 100 miliardi di euro, sottraendo risorse e opportunità di lavoro. 

Inoltre, a stupire maggiormente è la notizia che la maggior parte delle contraffazioni si trovano nei Paesi emergenti del G20. A rivelarlo è un’indagine Coldiretti, con l’associazione che in occasione dell’ultimo G20 dell’agricoltura, ha chiesto un intervento immediato contro il fenomeno dell’Italian Sounding per cercare di arginare i danni all’economia nazionale. Ormai il fenomeno ha raggiunto valori pari al doppio delle esportazioni agroalimentari made in Italy.

Italian Sounding
Alcuni prodotti Italian Sounding (foto Uff. stampa Coldiretti)

Italian Sounding, ecco i prodotti contraffatti 

L’elenco presentato da Coldiretti è un insieme “grottesco” di prodotti che di italiano non hanno nulla. Si parte, in rigoroso ordine alfabetico, dall’Argentina. Qui la “specialità locale” sono i formaggi come il Reggianito o il Grana Pampeana. In Australia, invece, è famoso il Perfect Italiano Parmesan. In entrambi i casi si tratta di chiari riferimenti agli originali Grana Padano e Parmigiano Reggiano. Anche in Brasile non manca una copia della nostra eccellenza, come il Parmesao. Insieme troviamo anche il Caccio Cavalo e salumi come la Mortadela. Spostandosi in Canada, invece, ecco prodotti come il Veneto Salami o formaggi “made in acero” per finire con il kit di polveri per il Chianti. In Cina hanno successo le passate di pomodoro come il Gino Tomato Paste o il Ciao Doppio Concentrato con cui, magari, condire un piatto di pasta come i Chapagetti della Corea del Sud o i Tortellonis del Messico. 

Inoltre, ricorda la Coldiretti, anche «l’asse franco-tedesco è attivo nel campo dei tarocchi alimentari tra Spaghetti Bolognese e Torti carbonara rigorosamente transalpini e Cambozola, Zottarella e (storpiature dei nostri gorgonzola e mozzarella) germanici, così come Perisecco e Meer Secco parenti poveri del vero Prosecco», altro prodotto fortemente colpito dal mercato dei falsi. «Neppure i turchi disdegnano di fare una mozzarella, ma tra i nuovi taroccatori ci sono pure i russi, dove per soddisfare la fame di italianità dopo l’embargo sui prodotti tricolori è nata una fiorente industria tra Parmesan Dolce e salame Milano». E nei mercati inglesi e statunitensi non mancano kit per produrre formaggi e vini. Così, spiega l’associazione, «il risultato è che per colpa del cosiddetto Italian Sounding, nel mondo più due prodotti agroalimentari tricolori su tre sono falsi senza alcun legame produttivo ed occupazionale con il nostro Paese».

Gli “orrori” nei piatti

Secondo le stime di Coldiretti, fermare il falso made in Italy permetterebbe la creazione di 300mila posti di lavoro nel nostro Paese. Inoltre, l’associazione denuncia come a colpire l’immagine dell’Italia all’estero ci siano anche tanti ristoranti italiani che servono alcune delle nostre ricette più famose utilizzando prodotti taroccati e con nomi falsi.

Italian Sounding, pizza con ananas
Una pizza con l’ananas

«Come l’abitudine belga di usare la panna al posto del pecorino nella carbonara, quella tedesca di impiegare l’olio di semi nella cotoletta alla milanese, quella olandese di non usare il mascarpone nel tiramisù, fino agli inglesi che vanno pazzi per gli spaghetti alla bolognese che sono del tutto sconosciuti nella città emiliana mentre gli americani utilizzano il parmesan al posto di Parmigiano Reggiano e Grana Padano». E ancora «la tipica caprese servita con formaggio industriale al posto della mozzarella di bufala o del fiordilatte, mentre non mancano i casi di pasta al pesto proposta con mandorle, noci o pistacchi al posto dei pinoli». Il colpo finale è uno dei piatti che più ci contraddistingue: la pizza. All’estero, infatti, viene servita nelle versioni più assurde come quella col pollo o con con l’ananas.

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