La dispersione idrica in Italia ha raggiunto il 42 per cento dell’acqua potabile immessa nelle reti di distribuzione. L’allarme arriva dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che quantifica il danno economico annuale in 9,8 miliardi di euro. L’emergenza colpisce pesantemente i centri urbani del Mezzogiorno durante una stagione segnata da una forte siccità.
Indice
I numeri del prelievo e i settori più colpiti
L’Italia registra il prelievo idrico più alto dell’Unione europea. Nel 2023 il volume totale ha toccato quota 36,5 miliardi di metri cubi. I consumi civili giornalieri , invece, ammontano a 23 milioni di metri cubi, distribuiti tra famiglie, scuole, ospedali e lavaggio stradale.
Si tratta di dati preoccupanti: l’agricoltura assorbe la fetta maggiore con il 49 per cento della risorsa, pari a 17,5 miliardi di metri cubi. Seguono l’uso civile al 23 per cento, l’industria al 18 per cento e la produzione di energia elettrica al 10 per cento. Alle spalle dell’Italia si posizionano la Spagna con meno di 33 miliardi di metri cubi e la Francia con 26 miliardi. Le micro e piccole imprese manifatturiere subiscono pesanti contrazioni operative a causa dei razionamenti nei comparti tessile, estrattivo, petrolchimico e farmaceutico.
La crisi colpisce il sistema produttivo. I margini ridotti bloccano gli investimenti tecnologici per il risparmio della risorsa nelle piccole aziende. Il rubinetto resta a secco.
La mappa territoriale delle falle
Le differenze geografiche riflettono lo stato di invecchiamento degli impianti storici. La Basilicata detiene il primato negativo della dispersione idrica con il 65,5 per cento di perdite rispetto al volume immesso. Seguono l’Abruzzo al 62,5 per cento, il Molise al 53,9 per cento, la Sardegna al 52,8 per cento e la Sicilia al 51,6 per cento.
Le aree più efficienti si trovano al Nord. L’Emilia Romagna limita gli sprechi al 29,7 per cento, superata di poco dalla Valle d’Aosta al 29,8 per cento e dalla Lombardia al 31,8 per cento. Nei capoluoghi spicca il dato di Potenza, dove il 71 per cento dell’acqua svanisce prima di raggiungere le case. Chieti si attesta al 70,4 per cento, L’Aquila al 68,9 per cento, Latina al 67,7 per cento e Cosenza al 66,5 per cento. Sul fronte opposto, Como risulta la città più virtuosa d’Italia con appena il 9,2 per cento di perdite, seguita da Pavia al 9,4 per cento e Monza all’11 per cento. Ottime le performance di Lecce al 12 per cento e Brindisi al 15,7 per cento, che superano l’efficienza di Milano ferma al 13,4 per cento.
Lo spreco ha un prezzo fisso. A livello nazionale la dispersione di 3,8 miliardi di metri cubi genera un danno da 9,8 miliardi di euro all’anno. Il Lazio guida la classifica dei costi con 1,5 miliardi di euro di perdita economica, seguito da Sicilia e Lombardia con oltre un miliardo a testa.
Rotture strutturali e strategie di recupero
Le cause del collasso strutturale risiedono nelle rotture delle condotte obsolete e negli allacci abusivi non autorizzati. Nei centri urbani influisce anche la presenza di fontanili storici ad erogazione continua. L’Italia recupera appena il 10 per cento dell’acqua piovana, una percentuale insufficiente. Per invertire la rotta, spiega la Cgia, sono necessari investimenti immediati per la costruzione di invasi, vasche di laminazione e adduzioni strategiche.
