Ippodromi, tagliati i fondi pubblici: «Rischiamo di chiudere»

Per l’anno 2022 è stato previsto uno stanziamento di 40 milioni di euro rispetto ai 46,5 milioni di euro dell’anno precedente. Nelle note si legge che «lo stanziamento è stato ridotto per tener conto delle riduzione delle entrate relative ai giochi ippici»

Da Roma a Varese. Da Bologna fino a Catania. Gli ippodromi in Italia sono in stato di agitazione e rischiano di chiudere dopo l’annuncio del taglio dei fondi pubblici. Nella migliore delle ipotesi sono destinati a ridurre le corse, a dimezzarle.

Lo si evince da un comunicato del Gruppo Ippodromi Associati che raggruppa tredici società – aziende private che gestiscono gli ippodromi italiani per conto del Mipaaf – che operano in tutta Italia. Per l’anno 2022, infatti, è stato previsto uno stanziamento di 40 milioni di euro rispetto ai 46,5 milioni di euro dell’anno precedente. Nelle note si legge che «lo stanziamento è stato ridotto per tener conto delle riduzione delle entrate relative ai giochi ippici».

Ippodromi italiani: «Colpo di grazia» 

Gli ippodromi italiani e il mondo che gli gira intorno hanno sofferto enormemente a causa del Covid. Il futuro, adesso, non sembra roseo. Anzi.

«Tale assurda ed ingiustificata riduzione di risorse, in un momento come questo che vede il Paese impegnato in una ripresa economica stimolata anche dai fondi europei e dal necessario intervento dello Stato, è il colpo di grazia ad un comparto che già da anni sopporta importanti perdite in attesa di una riforma del settore più volte disposta dal Parlamento e mai attuata dalla colpevole inerzia di una struttura ministeriale che ha fatto decadere due Leggi Delega pur di mantenere il controllo delle risorse che la legge assegna al settore e con questo la loro arbitraria allocazione», si legge nel comunicato del Gruppo Ippodromi Associati.

Richiesta di incontro

«Se questa sarà la scelta definitiva dell’Amministrazione molte aziende e i relativi ippodromi saranno costrette alla chiusura nel brevissimo. E le altre, nel tentativo disperato di non soccombere, non potranno che ridurre al massimo i servizi resi agli operatori addebitandone agli stessi il costo reale nonchè, per riequilibrare il rapporto tra costi fissi e contributo pubblico, ridurre al cinquanta per cento le giornate di corse organizzate rispetto a quanto realizzato negli ultimi due anni pur nelle difficoltà dettate dalla pandemia».

«Per tali gravissimi motivi si è richiesto un urgentissimo incontro al Sottosegretario di Stato con delega al Settore al fine di comprendere come il Ministero intenda affrontare tale ineludibile problematica e gli oggettivi risvolti operativi che la stessa avrà sull’intera attività ippica del Paese». 

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