Inflazione, ecco come si ripercuote su alimentari ed energia

Almeno un italiano su due si è visto costretto a ridurre l’acquisto di prodotti alimentari. Inoltre, gli effetti dell’inflazione coinvolgono anche i costi dell’energia e dei carburanti con ripercussioni su tutta la filiera agroalimentare

Prezzi che salgono, spesa che scende. È l’effetto dell’inflazione che porta, almeno un italiano su due, a ridurre l’acquisto di prodotti alimentari. A lanciare l’allarme è la Coldiretti che ricorda come questa situazione vada ad aggravare un quadro già reso difficile dalla pandemia e da un andamento in crescita dei contagi che rischia di influire sulle prossime festività natalizie. 

Così, spiega l’associazione, in base ai risultati di un sondaggio risulta che «a causa delle fiammate inflazionistiche il 36 per cento degli italiani dichiara di aver ridotto la quantità degli acquisti, mentre un 16 per cento si è orientato verso prodotti low cost, rinunciando alla qualità e solo un 48 per cento di cittadini non ha modificato le abitudini di spesa». E l’inflazione non si ferma ai prodotti alimentari, ma influisce anche su carburanti e altre fonti di energia con ripercussioni su tante filiere.

inflazione, influisce anche su aziende agricole
Numerose aziende agricole sono coinvolte dagli effetti dell’inflazione su energia e carburanti

Inflazione, ricadute su molteplici settori

L’effetto dei rincari record dei costi energetici, sottolinea la Coldiretti, si trasferisce così a valanga lungo tutta la filiera alimentare, dai campi alla tavola, aumentando le difficoltà soprattutto per agricoltori e consumatori. «Oltre che sul carrello la scure dei rincari – spiega l’associazione – si abbatte, infatti, sulle aziende agricole messe sotto pressione dall’incremento congiunto di gas, carburanti, energia elettrica, plastiche e trasporti». Una delle possibili conseguenze di questa situazione è lo stop alla coltivazione dei terreni da parte delle aziende agricole. Questo per paura di non riuscire a coprire neppure i costi di produzione, con ripercussioni sulla capacità di auto-approvvigionamento alimentare nazionale.

Un problema grave per il nostro Paese che, come ricorda l’associazione, deve ancora colmare il pesante deficit produttivo in molti settori importanti. Dalla carne al latte, dai cereali fino alle colture proteiche necessarie per l’alimentazione degli animali negli allevamenti. In Italia, infatti, è necessario recuperare il deficit del 64 per cento del frumento tenero e del 40 per cento per il frumento duro destinato alla produzione di pasta. Coperta appena la metà (53 per cento) del fabbisogno di mais, fondamentale per l’alimentazione degli animali e per le grandi produzioni di formaggi e salumi Dop.

Ammontare dei rincari

Il prezzo di carburanti e concimi ha raggiunto picchi anche del + 143 per cento. Costi difficilmente affrontabili da tante imprese agricole. «L’impennata del costo del gas, utilizzato nel processo di produzione dei fertilizzanti, ha fatto schizzare verso l’alto i prezzi dei concimi. L’urea passata da 350 a 850 euro a tonnellata (+ 143 per cento), il fosfato biammonico Dap raddoppiato (+ 100 per cento) da 350 a 700 euro a tonnellata, mentre prodotti di estrazione come il perfosfato minerale registrano un + 65 per cento». I rincari coinvolgono anche i fertilizzanti a base di azoto, fosforo e potassio che subiscono un’impennata pari a un + 60 per cento.

«A pesare – evidenzia Coldiretti – il rialzo dei costi dell’energia elettrica (+ 40 per cento), ma anche la stangata su carburanti (+ 30 per cento) e plastiche (+ 40 per cento) che influisce su trasporti e imballaggi, secondo stime di Consorzi Agrari d’Italia. Persino il costo di un bancale in legno rispetto allo scorso anno è cresciuto (+77 per cento) passando da 6,80 a 12 euro».

famiglie e aziende, aumenta anche il costo del carburante
Oltre all’energia elettrica aumenta anche il costo dei carburanti

Effetti del Covid sul costo delle materie prime

L’emergenza sanitaria «sta innescando un nuovo cortocircuito sul fronte delle materie prime anche nel settore agricolo nazionale che ha già sperimentato i guasti della volatilità dei listini in un Paese come l’Italia che è fortemente deficitaria in alcuni settori ed ha bisogno di un piano di potenziamento produttivo e di stoccaggio per le principali commodities, dal grano al mais fino all’atteso piano proteine nazionale per l’alimentazione degli animali in allevamento per recuperare competitività rispetto ai concorrenti stranieri».

Tuttavia, «l’allarme globale provocato dal Covid ha fatto emergere una maggior consapevolezza sul valore strategico rappresentato dal cibo e dalle necessarie garanzie di qualità e sicurezza ma anche le fragilità presenti in Italia sulle quali occorre intervenire per difendere la sovranità alimentare, ridurre la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento in un momento di grandi tensioni internazionali e creare nuovi posti di lavoro».

Possibili soluzioni

«Per cogliere una opportunità unica abbiamo elaborato e proposto progetti concreti immediatamente cantierabili nel Pnrr per favorire una decisa svolta verso la rivoluzione verde, la transizione ecologica e il digitale», afferma il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini. E ricorda che «digitalizzazione delle aree rurali, recupero terreni abbandonati, foreste urbane per mitigare l’inquinamento in città, invasi nelle aree interne per risparmiare l’acqua, chimica verde e bioenergie per contrastare i cambiamenti climatici ed interventi specifici nei settori deficitari dai cereali all’allevamento, dalla quarta gamma  fino all’olio di oliva sono alcuni esempi di questi piani strategici elaborati dalla Coldiretti insieme a Filiera Italia nell’ambito del Recovery plan».