Grotte carsiche dell’Appennino, ecco la proposta italiana per l’Unesco

Le aree carsiche e gessose dell’Appennino emiliano-romagnolo sono la proposta italiana, presentata dal ministero della Transizione ecologica (MiTe), per l’iscrizione nella “World Heritage List” dell’Unesco nel 2023

L’Italia propone le grotte carsiche dell’Appennino come nuova candidatura da aggiungere alla alla Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO per il 2023. Nel dettaglio, la proposta del nostro Paese riguarda il “Carsismo nelle Evaporiti e le Grotte evaporitiche dell’Appennino Settentrionale”. La decisione è stata presa dal Consiglio direttivo della Commissione nazionale italiana per l’Unesco, che ha accolto favorevolmente la proposta presentata dal ministero della Transizione ecologica.

Protagonisti della candidatura sono il Parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, il Parco regionale Gessi Bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa, il Parco regionale Vena del Gesso romagnola, il Paesaggio protetto Collina Reggiana e la Riserva regionale di Onferno.

Grotte carsiche dell'Appennino, proposta italiana per Unesco
Il Carsismo nelle Evaporiti e le Grotte evaporitiche dell’Appennino Settentrionale sono la proposta italiana per il 2023 per il Patrimonio Unesco (foto da Facebook @MinisteroTransizioneEcologica)

Grotte carsiche dell’Appennino, particolari della candidatura

Il sito è caratterizzato dal risultato unico della deposizione di sali di gesso e salgemma. Un avvenimento verificatosi durante due tra gli eventi geologici più impressionanti della storia della Terra. La disgregazione del supercontinente Pangea, avvenuta circa 200 milioni di anni fa, e la catastrofe ecologica che colpi il mar Mediterraneo circa 6 milioni di anni fa, con la chiusura dello stretto di Gibilterra e la conseguente evaporazione e disseccamento di quasi tutto il Mar Mediterraneo, conosciuta come “Crisi di Salinità del Mediterraneo”.

L’area candidata ospita il 90 per cento delle rocce evaporitiche affioranti sul territorio e un insieme di morfologie carsiche, grotte e sorgenti evaporitiche di straordinario valore che, oltre a testimoniare questi due eventi geologici, sono di grande interesse anche per la storia della ricerca geologica, paleontologica, biologica, archeologica e per la storia dell’arte.

Grotte carsiche dell’Appennino
Vena del Gesso Romagnola da Tossignano verso est. (Foto di Piero Lucci dal sito regione.emilia-romagna.it)

Elevato valore scientifico

La proposta delle grotte carsiche dell’Appennino ha un elevato valore scientifico.  L’eccezionale valore universale del sito è legato alla sinergia unica a livello globale di fattori geologici e climatici.

Da anni il MiTE segue le proposte naturali sostenendo gli enti territoriali e ottenendo il riconoscimento di numerose aree protette come “Patrimonio dell’Umanità”. Tra queste le Dolomiti, il monte Etna e le Antiche faggete d’Europa. A tale impegno si somma il lavoro svolto in seno al Programma Mab/Unesco e alle Riserve della Biosfera. Quest’ultime sono diventate venti dopo l’inclusione del Monte Grappa nello scorso anno.