lunedì 24 Giugno 2024

Filiera olivicola, come rilanciare un settore in difficoltà

Come rilanciare uno dei settori fondamentali della nostra economia, messo a dura prova da clima, costi di produzione e abbandono di territori

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Il settore olivicolo oleario è una delle risorse più importanti del nostro Paese. Quando pensiamo al nostro olio, infatti, non è raro sentirlo definire come “oro verde”. Tuttavia gli ultimi anni hanno visto la filiera olivicola in difficoltà. Dai problemi legati alle piante per via del batterio Xylella ai costi di produzione a cui si collega l’abbandono dei terreni. 

Come fare quindi a rilanciare la filiera dell’olio? Quali sono le sfide da vincere per rilanciare il settore? Questi temi sono stati oggetto di una conferenza presso la Camera dei Deputati alla presenza di addetti ai lavori, parlamentari ed esperti del settore. 

Filiera olivicola, azioni per valorizzare il settore

Secondo il professor Riccardo Gucci, dell’Accademia Nazionale dell’olivo e dell’olio e professore ordinario di Coltivazioni Arboree all’Università di Pisa, in Italia già valorizziamo l’olio, ma si può fare di più. «È un prodotto unico che riusciamo a fare. E insieme al prodotto, che ha delle caratteristiche di grande attrattività, ci sono degli aspetti salutistici che oramai sono acclarati in tutto il mondo. È il grasso che più fa bene nella nostra dieta».

Il professor Gucci, quindi, illustra quali sono alcune azioni da intraprendere per la valorizzazione e il rilancio della filiera olivicola-olearia. «Da un lato – spiega dobbiamo avere il prodotto, quindi questo prodotto d’eccellenza deve essere disponibile in grande quantità. Con la quantità e la qualità che già abbiamo è ovvio che servano delle azioni di marketing e comunicazione. Uno dei pilastri è quello della valorizzazione dei territori meravigliosi, antichi e che oggi stiamo perdendo. Zone paesaggisticamente, turisticamente e storicamente di grandissima importanza spopolate, dove l’olivicoltura viene abbandonata». 

Quindi, aggiunge, «in questo senso l’olivicoltura è emblematica. Se diamo una svolta in quei luoghi, rilanciamo anche una grande fetta delle zone interne che stanno vivendo un momento drammatico».

Valorizzare un’eccellenza italiana

Tra i partecipanti alla conferenza, l’On. Alberto Gusmeroli, presidente della Commissione Attività produttive, commercio e turismo, che ricorda: «Dobbiamo lavorare tutti insieme perché le eccellenze sia artigianali che industriali che ci contraddistinguono e che riguardano, come in questo caso, un prodotto importantissimo e addirittura in certi casi benefico per l’uomo dal punto di vista anche sanitario, siano sempre più aiutate a penetrare nuovi mercati. In primo luogo aiutando ad aumentare la produzione, diminuendo i costi di produzione, valorizzando anche la qualità e con campagne di informazione a 360 gradi». 

Sicuramente, aggiunge, «c’è tantissimo da fare. La politica su questo deve essere unita perché quando si parla di made in Italy e valorizzazione delle eccellenze valorizziamo il patrimonio italiano». 

Inoltre, quando si parla di rilanciare un settore come quello della filiera olivicola non si può prescindere dalla sostenibilità in tutti i sensi: da quella ambientale a quella economica e sociale. «Nel caso dell’olio  – spiega L’On. Gusmeroli – si può ragionare anche di unire la produzione, soprattutto quella artigianale, a temi come il turismo. Ovviamente, quando si valorizzano i territori si valorizza anche la gente di quei luoghi, quindi anche l’occupazione e la crescita economica. In futuro, la valorizzazione del made in Italy e delle nostre eccellenze potrebbero determinare ancor di più lo sviluppo economico di questo Paese. Sia dal punto di vista artigianale che da quello industriale, perché siamo una grandissima manifattura a livello mondiale. Quindi – conclude – valorizzare le nostre eccellenze serve a far crescere l’Italia e far crescere il Paese significa sostenere il nostro debito pubblico che purtroppo è uno dei nostri pesi». 

Articolo aggiornato in data 18 Novembre 2023
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