lunedì 24 Giugno 2024

Filiera della birra, un settore in sofferenza 

Della crisi dei birrifici rischia di risentire l’intera filiera di produzione. E al peso dei costi rischia di aggiungersi un nuovo aumento delle accise a partire dal 2024

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Un settore importante che soffre di una leggera flessione. Stiamo parlando della birra e di tutta la sua filiera che dopo gli ottimi risultati del 2022 registra, per la prima parte del 2023, dati che destano preoccupazione. 

Di questa situazione si è parlato nel corso di una conferenza organizzata presso la Camera dei Deputati in occasione della presentazione del 7° Rapporto dell’Osservatorio Birra “La creazione di valore condiviso del settore della birra in Italia”. Le problematiche del settore rappresentano un pericolo per l’occupazione e per il valore aggiunto che la filiera della birra porta al Paese. Si parla, infatti, di un valore da circa 10 miliardi che occupa oltre 100mila persone. 

Filiera della birra, l’inversione di tendenza

A presentare la ricerca c’è il presidente della Fondazione Birra Moretti, Alfredo Pratolongo. «L’Osservatorio Birra – ci spiega –  svolge questo studio da 7 anni e fotografa una realtà in crescita. Cioè il valore generato dalla birra in Italia è in crescita, questo perché gli italiani hanno quasi adottato la birra come bevanda da pasto in questi ultimi 15 anni. E questo ha consentito di sviluppare la filiera a partire dall’agricoltura per arrivare alla produzione, poi alla logistica e poi alla distribuzione finale verso il consumatore. Quello che sta avvenendo recentemente è una flessione importante, un’inversione di tendenza, non di brevissimo periodo che lo studio di Osservatorio birra ha fotografato nel primo semestre 2023. Perché legata a fattori esogeni del settore birrario che di per sé avrebbe un trend di crescita positivo».

Lo studio sul valore condiviso

La birra non porta valore soltanto ai produttori: infatti, solo l’1,3 per cento dei  circa 10 miliardi di valore condiviso rimane ai birrifici. Il resto è distribuito tra lavoratori della filiera e lo Stato. Il professor Alessandro Marangoni, Ceo di Althesys che ha curato lo studio, sottolinea come «il criterio di creazione del valore condiviso esprime la capacità di un settore di creare benessere, ricchezza, occupazione al di fuori dei propri confini quindi lungo tutta la filiera. Nel caso dell’industria birraria abbiamo stimato 10,2 miliardi di valore condiviso creato nel 2022. Un dato importante che corrisponde circa a mezzo punto di Pil di quell’anno e un effetto leva importante anche sull’occupazione: circa 103mila addetti. Sostanzialmente 1 euro di birra venduta ne crea 7 lungo l’intera filiera. È un trend storico che dura dal 2015 che, in qualche modo, seppur col rallentamento nell’anno del Covid, ha un trend importante».

Questo percorso, però, si è interrotto nei primi mesi di quest’anno. «Purtroppo – prosegue Marangoni – le stime fatte sul primo semestre 2023 mostrano un arretramento. Il ben noto quadro macroeconomico complessivo influisce anche sui consumi della birra. Il rischio è che l’ipotesi di aumento della pressione fiscale amplifichi questo effetto negativo». 

Nei numeri, il primo semestre 2023 registra un calo del valore condiviso pari a circa il – 3 per cento, quindi una cifra intorno ai 120 milioni di euro.

Il problema delle accise

E nel quadro di un 2023 particolarmente difficile per il settore della filiera della birra, si inserisce la preoccupazione per il peso delle accise, destinate ad aumentare nuovamente a partire dal 1° gennaio 2024.

Come spiega Alfredo Pratolongo, «abbiamo manifestato le preoccupazioni rispetto alla possibilità che ci sia un ulteriore aggravio della tassazione specifica della birra, perché le accise vengono pagate solo dalla birra nelle bevande da pasto. Quindi proviamo a sollecitare le istituzioni a un’attenzione molto importante sperando che in una prossima legge di bilancio ci sia la possibilità di mitigare questi effetti negativi che danneggerebbero ulteriormente il settore». 

Il presidente di Fondazione Birra Moretti ci illustra quali sono gli effetti di questa tassazione. «Ridurre le accise significa aiutare l’intera filiera, perché il valore dell’accisa viene poi moltiplicato all’interno della filiera perché entra nella formazione del prezzo. Quindi, ad esempio, un consumatore che acquista una birra in un supermercato paga circa 40 centesimi del prezzo di accise. Spesso questo prezzo è intorno all’euro, quindi si tratta di una percentuale molto elevata. Mentre un cliente che va in un bar o un ristorante e ordina una birra alla spina paga circa 80 centesimi di accisa all’interno della consumazione. E anche questo è un peso percentuale molto elevato. Quindi, ridurre questa tassazione aiuterebbe a liberare risorse per la filiera perché questa tassazione entra nella formazione del prezzo».

filiera della birra

Spazi di crescita da difendere

Il settore della birra è considerato un asset strategico, spiega l’On. Marco Cerreto. «Il comparto birrario oggi è capace di coniugare virtuosamente sia l’aspetto di una grande azienda e sia le realtà artigianali sempre più apprezzate dal consumatore. Fioriscono tantissimi marchi nel nostro Paese quasi omogeneamente rappresentati in tutte le regioni e questo significa che indipendentemente dalla nostra tradizione che ci vede leader come in quello vitivinicolo, riteniamo che lo spazio di crescita ci sia ed è auspicabile che nella prossima legge di bilanci si possa continuare a mantenere gli stessi standard fiscali dello scorso anno».

Quello della birra, aggiunge l’On. Raffaele Nevi, è un comparto«rilevante per l’economia nazionale e genera occupazione in aree interne e difficili, con un valore sociale importante anche per quanto concerne i birrifici più piccoli. Sappiamo che la filiera brassicola tiene insieme l’agricoltura e l’industria della trasformazione. La competitività dell’industria birraria è centrale e per questo dobbiamo anche contrastare la concorrenza di Paesi con una tassazione sulla birra molto inferiore rispetto all’Italia».

Inoltre, ricorda la senatrice Gisella Naturale, «è necessario che si dia la giusta visibilità a questo settore per quanto e per quello che va fatto. Bisogna affrontare quelle che sono problematiche comuni, perché si parla di benessere dell’agricoltura, di occupazione, quindi si parla di giovani. Si parla di qualità, di un prodotto di eccellenza che piace, richiede e merita attenzione». 

Articolo aggiornato in data 12 Ottobre 2023
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