Famiglie e aziende, caro energia influisce su acquisti e filiera

L’aumento dei costi dell’energia elettrica e dei carburanti si ripercuote sul potere d’acquisto degli italiani e sull’intero arco produttivo delle aziende, in particolare le piccole e medie imprese

Il caro bollette colpisce pesantemente le finanze di famiglie e aziende, in particolare le Pmi. Un problema a cui il governo, col via libera in Consiglio dei Ministri al decreto da 3 miliardi, cerca di porre rimedio. Di questi, 2,5 miliardi saranno destinati per calmierare gli aumenti e azzerare gli oneri di sistema. Le famiglie italiane, infatti, pagano già 1320 euro all’anno in media. Una cifra che, come affermato dal ministro  per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani, è pronta ad aumentare. 

E ai costi dell’energia elettrica si aggiunge il rincaro dei carburanti. Un doppio danno come denuncia la Coldiretti, perché «riduce il potere di acquisto dei cittadini e delle famiglie, ma aumenta anche i costi delle imprese». Bisogna considerare, infatti, che l’85 per cento delle merci nel nostro Paese viene ancora trasportato su strada. Inoltre, a sostegno delle aziende si schiera anche la CNA (Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa). Come si legge in una nota, «il costo dell’energia per le piccole imprese continua a rappresentare un elemento critico e di svantaggio competitivo».

famiglie e aziende, aumenta anche il costo del carburante
Oltre all’energia elettrica aumenta anche il costo dei carburanti

Famiglie e aziende, ripercussioni dell’aumento dei costi

Come ricorda la Coldiretti, l’aumento del 50 per cento del gasolio nell’ultimo anno colpisce le aziende agricole che lo utilizzano come carburante per i trattori. Così come «le attività agricole che utilizzano il carburante per il riscaldamento delle serre (fiori, ortaggi e funghi), di locali come le stalle, ma anche per l’essiccazione dei foraggi destinati all’alimentazione degli animali». 

Di conseguenza, gli aumenti colpiscono tutta la filiera agroalimentari, arrivando agli imballaggi, dai vasetti di vetro ai barattoli in acciaio, fino al pallet per i trasporti. Col risultato che sul prezzo finale dei prodotti influisce più la confezione che il contenuto. Nel dettaglio, spiega la Coldiretti, «in una bottiglia di passata di pomodoro da 700 ml, in vendita mediamente a 1,3 euro, oltre la metà del valore (53 per cento) è il margine della distribuzione commerciale con le promozioni. Il 18 per cento sono i costi di produzione industriali, il 10 per cento è il costo della bottiglia, l’8 per cento è il valore riconosciuto al pomodoro, il 6 per cento ai trasporti, il 3 per cento al tappo e all’etichetta e il 2 per cento per la pubblicità».

Alle osservazioni di Coldiretti si aggiungono i dati dell’ultimo Osservatorio CNA sull’energia. Dall’analisi si evince come il costo dell’energia per le piccole imprese sia quattro volte più alto rispetto alle grandi aziende, con un + 33,5 per cento sulla media europea. «La componente parafiscale della bolletta per una piccola impresa incide quasi per il 35 per cento sul totale. La distribuzione degli oneri di sistema così fortemente sperequata tra le diverse categorie di utenti determina inoltre che le piccole imprese sono le principali finanziatrici del sistema senza avere alcun beneficio».

Possibili soluzioni

A questo proposito, sottolinea la CNA, è necessario rafforzare le condizioni di concorrenza e trasparenza nel libero mercato dell’energia elettrica. Tuttavia, «il rafforzamento della concorrenza non è sufficiente per realizzare un mercato dell’energia moderno ed efficiente. È necessario procedere rapidamente alla revisione strutturale della bolletta, trasferendo gli oneri che pesano soprattutto sulla platea delle micro e piccole imprese alla fiscalità generale». 

Secondo la Coldiretti, la strada da intraprendere porta l’Italia a dotarsi di una riserva energetica sostenibile. Ad esempio «puntando sulla filiera del biometano nel quale l’agricoltura italiana è all’avanguardia e che può contribuire al raggiungimento dell’obiettivo europeo del contenimento delle emissioni». E ricorda come «il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) rappresenta in questo senso un’opportunità importantissima per il pieno sviluppo del potenziale offerto del settore del biometano agricolo con l’obiettivo di arrivare alla produzione del 10 per cento di gas rinnovabili nella rete del gas nazionale». 

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