L’esame di maturità conserva un profondo valore simbolico per gli studenti italiani, sebbene il tasso di promozione rasenti ormai la totalità dei candidati. Lo certifica una vasta indagine demoscopica nazionale. Per la maggioranza dei giovani la prova rappresenta lo spartiacque fondamentale verso l’età adulta e la conclusione del ciclo scolastico superiore.
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I numeri del Censis tra promozioni e valore simbolico
I dati dell’anno scolastico 2024-2025 fotografano un sistema in cui la bocciatura costituisce un evento residuale. Gli scrutinati ammessi hanno raggiunto il 96,5 per cento, mentre i diplomati hanno toccato quota 99,7 per cento. La certezza statistica del successo non svuota di significato l’appuntamento.
Un’indagine realizzata dal Censis, nell’ambito del progetto Iride “La scuola vista dai giovani”, ha coinvolto oltre 8.000 studenti delle secondarie di secondo grado. Il 58,3 per cento considera la maturità una tappa importante del percorso di crescita. Il 41,7 per cento la ritiene un rito privo di utilità reale. Tra i diplomati di età compresa tra 18 e 24 anni, il 62,5 per cento la identifica come il passaggio all’età adulta e il 58,0 per cento come un’opportunità di crescita e un trampolino verso il futuro. La percezione evolve una volta superate le commissioni.
L’ansia da prestazione e il nodo della valutazione
La difficoltà principale non risiede nella prova in sé. Per il 72 per cento dei diplomati l’ostacolo maggiore è stato la gestione dello studio e dell’ansia da prestazione. I ricordi sbiadiscono in fretta: il 51,9 per cento ritiene che l’esame non lasci un segno significativo nella maggioranza dei giovani. Il 49,8 per cento sostiene che la prova potrebbe essere abolita senza comportare una perdita effettiva nel percorso scolastico. Si delinea, dunque, una tensione evidente tra il valore simbolico e l’utilità concreta percepita dalle nuove generazioni.
La protesta dei maturandi e il rifiuto dei voti
Nell’estate del 2025 alcuni candidati hanno rinunciato alla prova orale avendo già acquisito il punteggio necessario per il superamento dell’esame. Il gesto ha assunto il significato di una contestazione aperta contro una scuola incentrata sulla prestazione.
Gli studenti manifestano posizioni articolate. Il 73,8 per cento si dichiara favorevole alla protesta. Una parte consistente, pari al 42,1 per cento, esprime dubbi sulla correttezza verso chi ha sostenuto regolarmente l’orale. Il 57,2 per cento reputa l’iniziativa una modalità efficace per denunciare le criticità della scuola attuale, mentre il 42,8 per cento ritiene che il cambiamento richieda canali differenti. Infine, il dissenso netto si attesta al 26,2 per cento.
Non emerge una contestazione del modello d’esame in sé. Al centro delle riflessioni critiche si colloca, invece, il peso eccessivo attribuito alla valutazione numerica e le modalità con cui essa viene vissuta nelle aule.
