Educare alla parità, un libro contro la violenza di genere

Il volume è diretto ai docenti di vario ordine e grado al fine di  promuovere una cultura della parità non solo con un’intenzione programmatica, ma attraverso proposte concrete da diffondere nel corso della normale attività didattica

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Educare i giovani a partire dalla scuola. È questa la finalità del libro “Educare alla parità” a cura di Marina della Giusta, Barbara Poggio e Mauro Spicci, edito da Sanoma. Il volume è diretto ai docenti di vario ordine e grado al fine di  promuovere una cultura della parità non solo con un’intenzione programmatica, ma attraverso proposte concrete da diffondere nel corso della normale attività didattica.

Il testo è stato presentato nel corso di una conferenza stampa presso la Camera dei Deputati promossa dall’Intergruppo parlamentare per le donne. Presenti l’ex presidente della Camera, Laura Boldrini, la prorettrice dell’Università di Trento e curatrice del libro, Barbara Poggio, insieme alle deputate Sara Ferrari, Elena Bonetti e Luana Zanella.

Educare alla parità per prevenire la violenza

Il concetto alla base del testo, che ne è anche il titolo, Educare alla parità, ci spiega la presidente Boldrini «è centrale per prevenire la violenza degli uomini sulle donne. Questo non è un ambito dove ci si può improvvisare».

Se la destra finalmente vorrà fare sul serio su questo punto, non deve solo pensare a dei progetti sperimentali. Bisogna fare in modo che ci sia una legge che preveda come insegnamento l’educazione all’affettività, alla parità, alla sessualità e che queste lezioni vengano fatte da insegnante formati a loro volta. È su questo che insistiamo, perché dopo l’ultimo dibattito parlamentare che c’è stato in cui tutti i nostri emendamenti sull’educazione affettiva e sessuale sono stati bocciati, pensiamo che o questa destra cambia attitudine oppure sarà penalizzante per i nostri giovani e per il Paese. Dire che l’educazione sessuale è una porcheria o una pratica abominevole dimostra tutta l’indisponibilità di queste forze politiche di destra a ragionare seriamente su questo tema».

L’importanza dell’educazione

Bisogna pensare, prosegue, che l’educazione «deve essere fatta in ogni ambito della società, ma a cominciare dalla scuola quindi investendo sui giovani e dando loro gli strumenti per relazionarsi affettivamente e sessualmente tra di loro. Non può essere YouTube a fare questo, perché vuol dire ridurre le ragazze a un pezzo di carne. Ed è qualcosa che dobbiamo veramente evitare a tutti i costi».

Quando si parla di educazione, ricorda la professoressa Barbara Poggio, «prima si inizia meglio è. La violenza di genere, gli squilibri, sono costruzioni sociali frutto di una cultura che si è consolidata nel tempo, quindi la via maestra è proprio quella di lavorare sulla ricostruzione della cultura, sulla decontrazione degli stereotipi partendo proprio dai processi educativi».

Inoltre, aggiunge l’on. Sara Ferrari, «siamo convinte che non basta fare educazione secondaria, cioè quella che giustamente cerca di impedire che dalla violenza si passi al femminicidio, ma bisogna agire sulla prevenzione primaria per impedire che la violenza si formi e venga agita. Quindi è importante educare le nuove generazioni alla corretta relazione di genere uomo donna, che vuol dire riconoscere le differenze, rispettarle e rispettare la libertà delle donne capendo che i rapporti affettivi possono anche finire, ma non devono finire con la morte della donna». 

Una guida per i docenti

La professoressa Poggio ci spiega come è strutturato il testo Educare alla parità. Si tratta, ricorda, di «un manuale didattico. Serve soprattutto per insegnanti, educatori, persone che lavorano con i ragazzi e le ragazze con una prospettiva pedagogica e didattica. L’obiettivo è quello di introdurre un’attenzione alla parità di genere trasversale ai diversi contenuti e alle diverse discipline. Una parte è più generale, costruisce il quadro teorico di riferimento sul linguaggio, sull’importanza alle motivazioni partendo da una serie di dati, anche con interviste fatte agli insegnanti. Poi, invece, c’è una parte più operativa in cui trasversalmente alle diverse discipline, dalla storia alla matematica all’informatica o alla letteratura, si va  a vedere come è importante utilizzare una lente di genere. Lo si argomenta fornendo tutta una serie di esempi di laboratori e attività che possono essere realizzate in questo tipo di prospettiva».

Il target principale del libro, aggiunge, è il corpo decente «di vari livelli scolastici. Il libro può essere usato come uno strumento didattico e pedagogico perché la scuola può fare moltissimo da questo punto di vista: può riprodurre gli squilibri esistenti oppure può lavorare per contrastarli. Noi – conclude – ci poniamo in questa seconda prospettiva». 

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