mercoledì 24 Luglio 2024

Convegno Questioni di genere, come ridurre le disparità

Nel corso della giornata, i partecipanti hanno esposto le proprie opinioni su una serie di tematiche: dal problema del gender gap, alla gender equality fino al reinserimento sociale e lavorativo delle donne in difficoltà e delle vittime di violenza

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Nonostante timidi segnali positivi negli ultimi tempi, sul divario di genere nei confronti delle donne c’è ancora molto lavoro da fare. Di questo argomento e delle possibili soluzioni si è discusso nel corso del convegno  “Questioni di genere – Donne e mondo del lavoro: riusciamo davvero a fare la differenza?”.

La conferenza, organizzata dalla sezione Roma Campidoglio della federazione FIDAPA BPW, ha visto la partecipazione dell’On. Elena Bonetti (Italia Viva – già ministro per le Pari Opportunità e la Famiglia), dell’On. Antonio Baldelli (FDI – Commissione Trasporti alla Camera dei Deputati), dell’On. Marietta Tidei (Italia Viva – Vicepresidente commissione Attività produttive e Affari Internazionali della Regione Lazio), dell’On. Domenico Rossi (già Sottosegretario alla Difesa, già Sottocapo di Stato Maggiore EI) insieme ai rappresentanti di FIDAPA.

Come ricordato in apertura dei lavori da Beatrice Vannini, vice presidente distrettuale FIDAPA, purtroppo sono ancora molti i Paesi, tra cui l’Italia, in cui sussistono ancora le differenze di genere. Basti pensare alla scarsa presenza di donne in posizioni di vertice al gender gap salariale. Proprio per questo è importante, ha ricordato Vannini, proseguire a parlare di questi argomenti e combattere gli stereotipi sia di genere che culturali. 

Convegno “Questioni di genere”, il sostegno all’imprenditoria femminile

I partecipanti al convegno “Questioni di genere” hanno esposto le proprie opinioni su una serie di tematiche: dal problema del gender gap, alla gender equality fino al reinserimento sociale e lavorativo delle donne in difficoltà e delle vittime di violenza. 

A questo proposito, ha ricordato l’On. Bonetti, «serve continuare ad investire con forza nel protagonismo delle donne nel contesto lavorativo e sociale perché lo sviluppo del Paese dipende da questo». 

L’On. Baldelli, nel corso del suo intervento, ha parlato dell’attività del governo in questi primi 10 mesi riguardo le questioni di genere. «Voglio ricordare – ha affermato – l’aumento del lavoro femminile. Gli occupati italiani sono aumentati di circa 390mila unità, dati di aprile scorso rispetto allo stesso periodo del 2022 e l’aumento complessivo è stato possibile grazie a un aumento dell’occupazione femminile rispetto ai dati precedenti di oltre 52mila unità. Anche su  base annua il dato migliore è stato di 217mila occupati in più ad aprile con un tasso di occupazione arrivato al 52,3 per cento».

Secondo Marietta Tidei, il tema delle questioni di genere finora ha visto anche «la maturazione di una consapevolezza». E ricorda l’importanza che le amministrazioni investano nel lavoro delle donne sostenendo, soprattutto, chi decide di fare impresa con iniziative legate alla formazione, senza dimenticare il problema legato al divario salariale. Perché, osserva, «serve la volontà di riaffermare il principio che una donna che lavora deve guadagnare quanto un uomo che svolge la sua stessa mansione, avendo le stesse opportunità che sia per la creazione di un’impresa o comunque del proprio futuro, considerando che spesso sulle spalle delle donne ricadono altri carichi da cui gli uomini sono poi liberi». Fortunatamente, spiega, «in questo Paese ci sono risorse, c’è stato sicuramente un cambio di impostazione che pone il tema della parità di genere come centrale anche nei bandi».

Combattere la violenza contro le donne

Non si è parlato soltanto di lavoro. Il convegno “Questioni di genere”, infatti, ha affrontato anche il tema legato alla violenza sulle donne. «I dati – ricorda Elena Bonetti – ci dicono che le leggi ancora non bastano per contrastare questi femminicidi e che quindi servono ulteriori strumenti di protezione e di prevenzione. È importante che l’iter per il disegno di legge che il governo finalmente ha ripreso in mano, che avevamo già approvato col governo Draghi, e ripresentato a inizio legislatura, che mette ulteriori strumenti a disposizione delle forze dell’ordine e della magistratura per aiutare queste donne, venga approvato il prima possibile». 

Tuttavia, aggiunge, «serve investire con più forza sul contrasto alla violenza economica e sulla libertà delle donne. È per questo che la riduzione dei fondi sul reddito di libertà, un sostegno economico per le donne vittime di violenza, deve essere superata dalla prossima legge di bilancio e deve essere rafforzato con un fondo destinato da 10 milioni di euro». 

Le donne nelle Forze armate 

Se c’è un ambito dove sono stati fatti importanti passi avanti rispetto al passato è quello delle Forze armate, ricorda il Gen. Domenico Rossi. «Se mi giro indietro essendo quello che ha seguito l’iter della legge (la n.380/99 che apriva al reclutamento femminile nelle Forze armate, ndr) e poi redatto personalmente i decreti legislativi applicativi credo che in 20 anni il personale femminile all’interno delle Forze armate ci ha dato non solo la spinta a incrementarne l’entità, ma ci ha dato soprattutto la spinta a un impiego che ha prodotto dei risultati incredibili».

Ad esempio, spiega, «dobbiamo riconoscere al personale femminile che non avremmo potuto entrare come siamo entrati nel mondo islamico senza avere delle persone che potessero essere accettate dall’altra parte nei check Point, nei controlli e in altre esigenze del genere. Ormai le donne sono impiegate in tutti i settori e niente gli è precluso e la nostra legislazione, man mano che è variata rispetto all’inizio possiamo dire che è all’avanguardia. Il personale femminile pertanto ha gli stessi diritti e doveri degli uomini, ha lo stesso profilo di carriera e lo stesso profilo economico quindi non si creano quelle disfunzioni che magari in altri settori della società civile ci sono». 

Per quanto riguarda il tema della violenza contro il personale femminile «è chiaro che la Difesa in questo momento non ha un codice specifico nei riguardi delle molestie sessuali, ma questo perché almeno finora, i codici che regolano l’ordinamento militare già tutelano sufficientemente il personale indipendentemente dal genere di appartenenza proprio perché c’è il rispetto verso doveri e diritti che sono comuni indipendentemente dal sesso», conclude. 

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