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Chianti, il Tribunale UE dice stop ai falsi del vino italiano

Sul mercato globale le imitazioni dei prodotti agroalimentari Made in Italy hanno superato il valore di 100 miliardi nell’anno del Covid. E il vino non è l'unico articolo tra i più taroccati

Chianti, tappi di sughero

L’Europa si schiera in difesa del vino italiano. Il Tribunale dell’Unione europea, infatti, ha deciso di vietare l’utilizzo del simbolo del Gallo per vini diversi dal Chianti. Una scelta volta a difendere un esponente di spicco di un settore, come quello vitivinicolo, così importante per il Made in Italy. 

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I nostri prodotti, infatti, sono costantemente minacciati nel mondo dal fenomeno dei falsi e dell’italian sounding. Con questo nome si raggruppano tutti quegli articoli che, imitando il “suono” di prodotti italiani vengono spacciati per originali Made in Italy.  Come, ad esempio, nel caso del Parmesan, spacciato per Parmigiano Reggiano.

bicchieri di vino e uva

Danni dei falsi

Proprio per questo, spiega la Coldiretti in un comunicato, «lo stop al falso Chianti è importante in una situazione in cui sul mercato globale le imitazioni dei prodotti agroalimentari Made in Italy hanno superato il valore di 100 miliardi nell’anno del Covid».

La presa di posizione dell’Ue, prosegue l’associazione, sventa così «l’ennesimo tentativo di appropriarsi indebitamente di marchi storici nazionali il cui prestigio è stato costruito dal lavoro di intere generazioni. La pretesa di utilizzare gli stessi simboli per prodotti profondamente diversi è inaccettabile e rappresenta un inganno per i consumatori ed una concorrenza sleale nei confronti degli imprenditori».

bottiglia di falso Chianti
Bottiglia di falso Chianti scovata dalla Coldiretti in California

Soprattutto quando si parla del vino italiano, uno tra i prodotti più apprezzati nel mondo. Basti pensare che in Cina, nell’ultimo anno, è tra gli articoli più richiesti dai consumatori.

Chi attacca il Made in Italy

Parlando di dati la Coldiretti ricorda come nel mondo si stima che più di due prodotti agroalimentari su tre siano dei falsi Made in Italy senza alcun legame produttivo ed occupazionale col nostro Paese. Il fenomeno appartiene soprattutto ai Paesi emergenti o ai più ricchi. Dalla Cina all’ Australia, passando per il Sud America e fino agli Stati Uniti. E alcuni esempi clamorosi, ricorda l’associazione, si trovano in Europa. Qui «è diffusa la vendita di wine kit con un preparato solubile in polvere che, stante a quanto dichiarato sulle confezioni, permetterebbe di riprodurre i più noti vini italiani, quali il Brunello o il Barolo». 

Purtroppo, però, il vino non è l’unico prodotto “sotto attacco”. Tra gli alimenti più taroccati ci sono i formaggi, i salumi e le conserve. Contrastare questo fenomeno porterebbe notevoli benefici. Infatti, conclude l’associazione, «dalla lotta alle imitazioni del falso Made in Italy a tavola nel mondo si possono creare ben 300mila posti di lavoro in Italia».

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