lunedì 24 Giugno 2024

Beni alimentari, gli italiani tagliano i consumi cercando il risparmio

L’indagine sui consumi dell’Istat evidenzia come le famiglie italiane per colpa del carovita si ritrovano a spendere di più acquistando meno. Inoltre, cresce il divario tra nord e sud Italia

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Nel 2022 circa 1/3 delle famiglie italiane ha ridotto, o quantomeno cercato di limitare l’acquisto di cibo. Questo, nel settore dei beni alimentari, ha comportato un aumento dei costi (+ 4,6 per cento) e una diminuzione delle quantità (- 4,3 per cento). A puntare il dito su un dato preoccupante è l’analisi realizzata da Coldiretti sulla base degli ultimi dati Istat relativi ai consumi della popolazione.

Una situazione, quella emersa dalle analisi dell’Istituto di statistica, su cui si sono soffermate anche Confesercenti e Codacons, ricordando come l’inflazione, di fatto, abbia indebolito il potere d’acquisto degli italiani e aumentato i divari territoriali.

Beni alimentari, l’indagine sui dati Istat

L’Istat ha rilevato come, lo scorso anno, a fronte del marcato incremento dei prezzi di alimentari e bevande analcoliche (+ 9,3 per cento) le spese delle famiglie per l’acquisto di questi prodotti sono cresciute solo del 3,3 per cento rispetto all’anno precedente.

In media, ricorda la Coldiretti, «gli italiani hanno speso 482 euro mensili per l’acquisto di beni alimentari pari al 18,4 per cento della spesa totale». Entrando nel dettaglio il 21,5 per cento della spesa ha riguardato l’acquisto di carne per circa 104 euro al mese. Il 21,4 per cento, invece, ha riguardato l’acquisto di frutta e verdura per 102 euro al mese, il 15,7 per cento per cereali e prodotti a base di cereali, il 12 per cento per latte e prodotti lattiero-caseari e uova, l’8,5 per cento per la frutta e il 7,9 per cento della spesa destinato a pesce e frutti di mare. 

Inoltre, di fronte ad un aumento del 10 per cento dellaspesa non alimentare, gli italiani hanno destinato meno di un euro su cinque del budget familiare per la tavola «con un deciso aumento – conclude la Coldiretti – dell’incidenza di altre voci di spesa come abitazione, abbigliamento, trasporti e comunicazioni».

Si spende di più per acquistare meno

Anche Confesercenti lancia l’allarme sul carovita che, spiega l’associazione, costringe le famiglie a spendere di più per acquistare meno. Confesercenti ricorda i dati Istat che certificano come nel 2022 la spesa delle famiglie italiane sia cresciuta dell’8,7 per cento. Un aumento che, tuttavia, è dov uno unicamente alla crescita dei prezzi. I consumi, al netto dell’inflazione, sono rimasti fermi. «La corsa dei prezzi, dunque, ha inciso pesantemente sui consumi e sul potere d’acquisto delle famiglie, in particolare quelli più deboli, e continuerà a pesare anche nell’anno in corso».

Secondo le stime relative al 2023, spiega Confesercenti, «anche per l’anno in corso la variazione in termini reali dei consumi potrebbe essere pari a zero visto che il tasso di inflazione si mantiene su livelli comunque elevati (circa il 5,7 per cento in media annua)». Se le ipotesi saranno confermate dai fatti, questo scenario influirà tanto sulle famiglie che sulle piccole imprese andando a incidere sulla crescita. «In una fase in cui il contributo di investimenti ed esportazioni al Pil si ridimensiona, la debolezza dei Consumi interni condiziona pesantemente la possibilità di una ripresa economica, non solo quest’anno ma anche per il 2024», conclude l’associazione.

beni alimentari, reparto frutta al supermercato

Cresce il divario tra nord e sud

Anche il Codacons ha sottolineato le difficoltà delle famiglie, che hanno subito l’aumento dei prezzi dei beni alimentari. L’abnorme crescita dei listini registrata in Italia ha portato la spesa media per consumi a quota 2.625 euro al mese. Un incremento determinato però unicamente dal rialzo dei prezzi al dettaglio, perché in termini reali i consumi rimangono al palo a dimostrazione delle difficoltà economiche delle famiglie italiane».

Inoltre, continua a crescere il divario tra nord e sud Italia arrivando al punto che una famiglia di Bolzano spende ogni mese il doppio rispetto a un’altra famiglia in Calabria: 3670 euro contro 1839. Una differenza, sottolinea il Codacons, pari a + 99,5 per cento. «Ancora una volta – commenta il presidente Carlo Rienzi – i numeri dell’Istat dimostrano le gravi disuguaglianze esistenti nel nostro Paese, sia a livello territoriale, sia a livello di reddito».

Articolo aggiornato in data 18 Ottobre 2023
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