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Bar e ristoranti, quali conseguenze con la certificazione verde

L’avvento del green pass coinvolgerà direttamente circa 11 milioni di italiani e 360mila esercizi del settore. Molti di questi, denuncia la Coldiretti, saranno direttamente interessati dagli effetti del nuovo certificato

bar e ristoranti, per sedersi al chiuso necessario il green pass

Ormai ci siamo. Dal 6 agosto, infatti, per accedere a tutta una serie di servizi sarà necessario il green pass. Dai cinema alle palestre, fino a teatri, musei, sagre, stadi, congressi e grandi eventi. Senza dimenticare bar (solo per i posti a sedere) e ristoranti al chiuso.

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A dover rinunciare a queste attività saranno circa 11 milioni di italiani. L’allarme arriva dalla Coldiretti che spiega quali saranno le conseguenze, soprattutto per alcune attività, dell’avvento della certificazione verde. Ricordiamo che per ottenere il green pass è necessario aver avuto almeno una somministrazione di vaccino, essere guariti dal Covid nei sei mesi precedenti o avere il risultato negativo di un tampone molecolare o antigenico.

green pass obbligatorio
Un facsimile del green pass (foto da Twitter @IOItaliaIt)

Chi sarà coinvolto

Come spiega la Coldiretti in un comunicato, la misura interesserà circa 360mila esercizi tra ristoranti, trattorie, pizzerie, agriturismi. Di questi, non tutti  dispongono di spazi all’aperto «dove tuttavia sono notevolmente aumentati i coperti grazie alle flessibilità concessa sull’utilizzo degli spazi pubblici. In difficoltà – continua l’associazione – sono soprattutto gli esercizi situati nei centri urbani stretti fra traffico e asfalto mentre al contrario gli agriturismi godono della disponibilità di grandi aree all’esterno che consentano di garantire al meglio le distanze».

Le conseguenze sul settore 

«La ristorazione – sottolinea la Coldiretti – è tra i settori più colpiti dalla pandemia con i consumi alimentari degli italiani fuori casa che nel 2020 sono scesi al minimo da almeno un decennio». Per i tanti bar, ristoranti, trattorie e agriturismi della Penisola si tratta di un crack senza precedenti. Il Covid, infatti, ha portato un dimezzamento del fatturato (- 48 per cento) per una perdita complessiva di quasi 41 miliardi di euro nel 2020.

Questa situazione, conclude l’associazione, si ripercuote a cascata – continua sull’intero sistema agroalimentare. L’analisi effettuata rileva, infatti,  oltre un milione di chili di vino e cibi invenduti nell’anno della pandemia. «La drastica riduzione dell’attività pesa sulla vendita di molti prodotti agroalimentari, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco».

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