Tempo di lettura stimato: 3 minuti
App anti-spam che non si comportano come dovrebbero e che potrebbero costituire anche una violazione della nostra privacy. Per questo Consumerismo No Profit e le associazioni degli operatori telefonici AssoCall, Asseprim, Assocontact, Oic hanno presentato un esposto congiunto al Garante per la Privacy contro le app anti-spam. L’esposto è stata presentato in una conferenza alla Camera dei Deputati per iniziativa dell’On. Luciano Ciocchetti.
In base a un dossier realizzato dalle stesse associazioni, sembrerebbe che le applicazioni contro lo spam, installate sugli smartphone, dopo aver raccolto i dati degli utenti iscritti a tali servizi li rivendano agli operatori del telemarketing, consentendo di chiamare i consumatori senza essere bloccati.
Indice
App anti-spam, i contenuti dell’esposto al Garante
L’esposto delle associazioni riguarda le politiche e le modalità del trattamento dei dati personali operato dalle app anti-spam. In particolare, le app oggetto dell’analisi sono Hiya e Truecaller. Nel primo caso, inoltre, il servizio di Hiya «viene anche fornito in bundle con alcune versioni del sistema operativo Android in maniera che l’attivazione sia direttamente inserita nelle preferenze di sistema».
Secondo le associazioni, le applicazioni in questione avrebbero accesso a numerosi dati degli utenti che le installano sui propri smartphone. Si parla di telefonate, sms, contatti, posizione, ecc… Grazie a queste informazioni le app anti-spam diventerebbero dei veri e propri strumenti di profilazione degli utenti. Inoltre, proporrebbero a pagamento alle imprese della filiera del telemarketing il servizio di rimozione delle proprie numerazioni dalle black list anti-spam e l’”ottimizzazione” del tasso di risposta alle chiamate.
Violazione della privacy e concorrenza sleale
Insomma, si parla di una privacy che nei risultati poi non esiste. Come sottolinea l’On. Ciocchetti, questo «è stato denunciato con dati di fatto e con chiarezza. Ci sono alcune app che, oltretutto in alcuni smartphone sono già installate dal produttore, controllano qualsiasi cosa. Controllano la nostra rubrica, ci controllano le nostre telefonate, dovrebbero essere app per limitare lo spam di chiamate indesiderate e invece fanno esattamente il contrario. In più, credo che facciano anche concorrenza sleale nei confronti dei call center che si comportano in maniera rispettosa delle normative e quindi si vendono i dati che in qualche modo ciascuno di noi produce in senso di contatti e di interessi».
Questa, aggiunge, «è una denuncia molto chiara che facciamo al Garante della privacy per fare in modo che queste app, che sono oltretutto provenienti da fuori Italia, possano essere controllate e possa essere aperta un’indagine per limitare questa chiara violazione della privacy di ciascuno di noi».

