giovedì 25 Luglio 2024

Agrivoltaico, parchi solari nelle cave dismesse contro il caro energia

Coldiretti, Anie Rinnovabili, Anepla e il Consorzio Cascina Clarabella hanno siglato un accordo che mira alla trasformazione di vecchie cave dismesse in parchi da destinare ad uso agro-fotovoltaico, favorendo così la transizione a un modello energetico sostenibile, rispettoso dell’ambiente e con una finalità sociale

L’indipendenza energetica passa attraverso la ricerca di fonti di energia alternative. Una strada tracciata, in primis, dal governo con il via alla transizione ecologica. L’aumento dei costi energetici, infatti, influisce soprattutto sull’economia di famiglie e imprese. E se nel primo caso le stime parlano di aumenti fino a 1000 euro l’anno, le conseguenze del caro energia non risparmiano le aziende con l’aumento dei costi di produzione e del prezzo finale. Sviluppare modalità alternative per l’approvvigionamento di energia ha portato a una partnership, legata all’agrivoltaico, tra Coldiretti, Anie Rinnovabili (federazione confindustriale che raggruppa le imprese operanti nel settore delle fonti rinnovabili elettriche), Anepla (Associazione Nazionale Estrattori Produttori Lapidei e Affini) e il Consorzio Cascina Clarabella (unione di cooperative sociali che si occupano di disabilità psichica e fisica). 

L’accordo siglato da queste quattro associazioni mira alla trasformazione di vecchie cave dismesse in parchi da destinare ad uso agro-fotovoltaico, favorendo così la transizione a un modello energetico sostenibile, rispettoso dell’ambiente e che abbia anche una finalità sociale. 

agrivoltaico, firma del protocollo su ex cave
Firma del protocollo sul progetto agrivoltaico nelle ex cave. Da sinistra, Claudio Bassanetti (Anepla), Ettore Prandini (Coldiretti), Emilio Cremona (Anie Rinnovabili), Carlo Fenaroli (Cascina Clarabella) (foto da Uff. stampa Consorzio Cascine Clarabella)

Agrivoltaico, di cosa si tratta?

L’agrivoltaico è un sistema ancora poco diffuso in Italia. Permette, grazie all’utilizzo di tecnologie innovative di conciliare la produzione di energia elettrica con l’agricoltura. I vantaggi vedono, in primis, la riduzione delle emissioni di C02. Inoltre, gli aspetti positivi interessano anche la qualità e la gestione del suolo e i consumi. Un’unione virtuosa fra comparto agricolo ed energie rinnovabili con ripercussioni vantaggiose per le aziende e per tutta la filiera. 

Questo concetto è stato spiegato, al momento dell’accordo anche da Ettore Prandini, presidente di Coldiretti: «L’idea – afferma – è unire in un connubio virtuoso la produzione agricola e quella di energia rinnovabile, senza che l’una tolga spazio all’altra come è successo nel recente passato. Con il vantaggio di rendere le aziende agricole più competitive perché si riducono i loro costi di approvvigionamento energetico e si migliorano le prestazioni climatico-ambientali».

Un fenomeno in crescita

La scelta delle cave dismesse o non più attive non è casuale. Infatti, queste aree si prestano bene ad un uso combinato, agricolo e energetico. I numeri fanno propendere per questa direzione. Nel nostro Paese, il numero di cave dismesse è in crescita e sono già diversi anni che si discute su una loro destinazione alternativa. Già nel periodo pre-pandemia erano oltre 1600 i Comuni con almeno una cava abbandonata o dismessa. Inoltre, nel 2021 il loro numero era cresciuto di 727 unità rispetto al 2017.

cava di marmo
Una cava di marmo

Oggi, su tutto il territorio nazionale, si trovano più di 14mila cave e molte aree sono compatibili per ospitare parchi da destinare all’uso agro-voltaico. Come spiega Claudio Bassanesi, presidente di Anepla, «La maggior parte delle aree di cava dismesse era dedicata all’estrazione di ghiaia e sabbia per il settore delle costruzioni. Il loro terreno permette di realizzare impianti fotovoltaici con semplici sistemi di fissaggio e palificazioni facilmente rimovibili e riciclabili in futuro. Inoltre la stragrande maggioranza sono ubicate in terreni che hanno ancora la destinazione urbanistica agricola. L’agri-voltaico è ancora poco diffuso in Italia, ma è conosciuto e teorizzato da tempo in tutto il resto del mondo. Offre l’opportunità di rispondere sia al fabbisogno energetico che a quello della produzione alimentare».

Il programma di realizzazione

Le quattro associazioni collaboreranno così alla creazione di nuove aree con finalità agricolo-energetiche. Inizialmente, Anepla valuterà le aree idonee alla riconversione. Una volta individuate Anie Rinnovabili si occuperà della progettazione, selezionando le tecnologie innovative per la realizzazione degli impianti fotovoltaici senza compromettere l’utilizzo agricolo dei terreni. Infine, Coldiretti e il Consorzio Cascina Clarabella individueranno i progetti sociali di agricoltura e allevamento da destinare sui terreni. Alla base di tutto c’è la collaborazione con le comunità locali affinché gli interventi di valorizzazione delle cave abbiano ricadute economiche e sociali positive per i territori coinvolti.

«I nuovi sistemi agro-voltaici – sottolinea Alberto Pinori, presidente di Anie Rinnovabili – saranno dotati di tecnologie innovative che permettono di conciliare la produzione agricola con quella elettrica. Questo connubio avrà importanti risvolti per il Paese in termini di sostenibilità ambientale ed economica per la valorizzazione del territorio». Non bisogna poi dimenticare le finalità sociali che danno al progetto un valore ancora più ampio. A questo proposito, Carlo Fenaroli, presidente di Cascina Clarabella, ricorda: «Restituire ad un uso agricolo le cave abbandonate aprirà nuove opportunità di sviluppo economico per i luoghi interessati e avrà un’importante ricaduta sociale. Le nuove realtà agricole promuoveranno il lavoro di persone con fragilità psichiche, secondo il modello virtuoso che da trent’anni promuoviamo in Cascina Clarabella». 

Risparmio energetico, abbattimento dei costi e finalità sociali: un trittico vincente per un progetto in grado di portare valore al Paese contribuendo, allo stesso tempo, al rilancio di due comparti fondamentali. 

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