Lipedema, Vaia: «Una nuova tecnica riduce le complicanze dell’intervento»

Una malattia invalidante che colpisce soprattutto le donne. In questa intervista il dottor Nicola Vaia, chirurgo plastico estetico e ricostruttivo, spiega quali sono le principali caratteristiche di questa patologia e le terapie per trattarla

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Il dottor Nicola Vaia, chirurgo esperto nella cura del lipedema
Il dottor Nicola Vaia

Spesso capita di sottostimare un problema. Soprattutto quando si parla del nostro fisico. Può capitare, infatti, di confondere una patologia per una conseguenza dovuta a cattive abitudini o comportamenti sbagliati. Eppure, spesso, non è così. Come nel caso del lipedema. Questa patologia, infatti, viene talvolta sottovalutata e confusa, soprattutto nei primi stadi, come un problema di cellulite.

La realtà, però, ci spiega il dott. Nicola Vaia, chirurgo plastico ricostruttivo ed estetico presso l’European Hospital di Roma e l’Ospedale Belcolle di Viterbo, è ben diversa. Si tratta, infatti, di «una patologia cronica, ingravescente e, negli stadi più avanzati, disabilitante che colpisce il tessuto adiposo di tutto il corpo con una manifestazione più precoce negli stadi iniziali a livello degli arti inferiori e superiori».

chirurghi durante un'operazione

Chi è maggiormente afflitto da questa patologia?

«Il lipedema colpisce quasi esclusivamente il sesso femminile e si stima che circa il 10-11 per cento della popolazione femminile ne sia affetto. Inoltre, studi recenti dimostrano che il lipedema è una patologia genetica e la presenza pressoché costante di familiarità avalla questa ipotesi».

Quali sono le principali caratteristiche e che problematiche comporta?

«La patologia si manifesta e si aggrava durante cambiamenti ormonali che avvengono in determinati periodi della vita femminile. Menarca, gravidanze o menopausa. Comporta un accumulo progressivo di tessuto adiposo sclerotico, nodulare e doloroso a livello di tutti i distretti corporei, con una manifestazione più imponente a livello degli arti inferiori che genera un’abnorme sproporzione tra questi e il tronco. Negli stadi più avanzati può causare inabilità anche importanti dovute al dolore e all’eccessivo accumulo di tessuto adiposo. Il disagio psicologico delle pazienti affette da lipedema compromette le normali relazioni sociali in quanto le pazienti hanno difficoltà a riconoscersi nel proprio corpo».

Quali sono le cure per combattere questa patologia?

«Il lipedema non ha una terapia che permette di sconfiggerla definitivamente. Esistono diversi approcci che permettono di alleviare i sintomi e di ridurre la progressione della patologia. Una dieta chetogenica o antinfiammatoria associata a uno stile di vita sano e ad una terapia compressiva mediante collant a trama piatta sono elementi fondamentali per questo scopo. L’unica terapia che riduce la quantità di tessuto adiposo lipedematoso, permette di arrestare la progressione, liberarsi dal dolore e migliorare la motilità risulta essere la terapia chirurgica mediante lipoaspirazione. A seguito della terapia chirurgica è fondamentale mantenere una corretta alimentazione, un’attività sportiva e una compressione valida per mantenere i risultati ottenuti». 

Quanto tempo occorre per ottenere risultati importanti nella cura della malattia?

«Per la cura, in media, si va da un minimo di 3 mesi a un massimo di un anno. Durante questo periodo si possono svolgere dai 2 ai 5 interventi chirurgici. Tutto, però, dipende dallo stadio della malattia, perché in base a questo può variare il numero di interventi». 

Una sala operatoria

Esistono altre cure o terapie?

«Da pochi anni esiste una terapia che consiste nell’eseguire delle liposuzioni innovative. Queste permettono, a seguito di una serie di interventi, di liberarsi dal dolore, migliorare la motilità, arrestare la progressione della patologia e ridare armonia al corpo femminile. Le liposuzioni vengono eseguite mediante tecnica WAL (Water Assisted Liposuction) che, se utilizzata correttamente da mani esperte, permette di effettuare lipoaspirazioni più radicali sul tessuto adiposo ma, al tempo stesso, più delicate su vasi ematici e linfatici, riducendo così il tasso di complicanze. I tempi di recupero sono ovviamente più lunghi rispetto ad una tradizionale liposuzione in quanto la quantità di tessuto adiposo lipedematoso asportata e  la superficie trattata per ogni singolo intervento sono notevoli».

Che differenze ci sono con la terapia tradizionale?

«È fondamentale rivolgersi a Chirurghi Specializzati in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica che conoscano perfettamente la patologia e sappiano trattarla nel modo corretto. Una liposuzione tradizionale (estetica) non risulta utile, perché non permette l’eliminazione della maggior parte del tessuto adiposo lipedematoso, risultando il più delle volte peggiorativa. La liposuzione estetica, infatti, prevede l’aspirazione di una quantità limitata di grasso per evitare problematiche all’organismo. Questo perché più tessuto adiposo si toglie più l’organismo deve riequilibrare quello che è stato tolto. In sostanza se non si elimina completamente, il lipedema che rimane in altre aree tende a diventare più aggressivo».

Ci possono essere recidive?

«Questa dipende molto dallo stile di vita del paziente. Una persona che non corregge il suo stile di vita va incontro a recidive più alte rispetto ad altri pazienti che rispettano il protocollo. Per evitare di incorrere in una recidiva, dopo gli interventi, è bene tenere un giusto comportamento che prevede un alimentazione adeguata seguita dal medico, esercizio fisico e utilizzare una guaina compressiva».

Chi si occupa di questa terapia in Italia? Quanti centri ci sono?

«Purtroppo al momento nel nostro Paese, essendo una patologia studiata da poco tempo e trattata con una terapia innovativa, ci sono ancora pochi centri che si occupano di svolgerla».